Marroni di Campi: perso il 40% del raccolto, la scienza corre in aiuto

Redazione30/10/20263min
marroni campi de.co.

Anche gli alberi secolari soffrono la sete. E a Campi di Riva del Garda, dove i castagni custodiscono da generazioni una delle produzioni più caratteristiche dell’Alto Garda, il 2026 lascia un segno pesante: il raccolto dei celebri marroni De.Co. è diminuito del 40%. Colpa della siccità e degli attacchi della cydia, il parassita che danneggia i frutti. Ma proprio tra questi boschi antichi, dove la tradizione contadina incontra la ricerca scientifica, si sta sperimentando una risposta alle sfide del cambiamento climatico.

 



 

A raccontarlo è l’Associazione Tutela Marroni e Prodotti Tipici di Campi, impegnata da oltre vent’anni nella salvaguardia di un patrimonio agricolo e paesaggistico straordinario.
Circa 1.600 maroneri storici, censiti e identificati, costituiscono il cuore della produzione locale, riconosciuta con la Denominazione Comunale nel 2016. Alcuni alberi hanno attraversato secoli di storia.
Secondo l’associazione, la produzione media storica si aggira sui 35 chilogrammi per pianta, ma quest’anno siccità e parassiti hanno ridotto sensibilmente i quantitativi raccolti.
Particolarmente colpito il versante San Martino-Tombio, mentre nell’area Parisi-Zucchetti, meno esposta al sole e con terreni più profondi, i danni si sono distribuiti in maniera disomogenea.
Eppure, la qualità resta una priorità.
Il disciplinare De.Co. tutela metodi di coltivazione e lavorazione tradizionali: raccolta manuale, assenza di pesticidi e concimi chimici secondo quanto dichiarato dai produttori, selezione dei frutti e la caratteristica «novena», nove giorni di immersione in acqua per favorirne la conservazione.
I marroni più piccoli vengono destinati anche alla tradizionale purea salada, recuperando una ricetta che appartiene alla memoria gastronomica del territorio.
Ma la sfida più importante guarda al futuro.
Da anni l’associazione collabora con l’Università di Firenze per studiare la salute dei castagneti. Attualmente, secondo i produttori, 27 alberi sono monitorati attraverso sensori TreeTalker, strumenti capaci di raccogliere informazioni sullo stato fisiologico delle piante e sullo stress idrico.
I dati stanno orientando nuove tecniche di potatura, pensate per aiutare gli alberi secolari ad affrontare periodi sempre più prolungati di carenza d’acqua.
Un lavoro che affianca alla sapienza tramandata dai castanicoltori le conoscenze della ricerca scientifica.
Perché salvare i marroni di Campi non significa soltanto difendere una produzione d’eccellenza, ma custodire un paesaggio, una cultura e un patrimonio vivente che appartengono all’intera comunità. E se la natura quest’anno ha messo alla prova i produttori, la risposta arriva proprio da quei boschi: tradizione e innovazione, insieme, per dare un futuro ad alberi che hanno già attraversato decenni di storia. (n.f.)