Da Arco alla Stella Michelin: a Brenzone Andrea De Lillo conquista con la cucina del territorio

Chi ha avuto la fortuna di sedersi ai tavoli del ristorante Vitis di Arco, all’interno di Villa Italia, probabilmente aveva già intuito che quel giovane chef avrebbe fatto molta strada. Dietro ai piatti raffinati serviti nel locale guidato dall’allora patron e sommelier Tony Farina – oggi protagonista della nuova avventura al ristorante Aqua di Torbole – c’era infatti il talento di Andrea De Lillo, giovane cuoco originario di Torbole sul Garda che oggi, a soli 28 anni, ha ottenuto la Stella Michelin e che può vantare di essere il più giovane “stellato” d’Italia, alla guida del ristorante NIN di Brenzone.
Tra gli elementi che più colpivano gli ospiti del Vitis c’era anche la serra idroponica collocata nel foyer del ristorante. Un piccolo giardino verticale, quasi un’opera d’arte vivente, dal quale provenivano germogli, erbe aromatiche e primizie utilizzate quotidianamente in cucina. Un dettaglio scenografico che raccontava perfettamente la filosofia dello chef: ridurre al minimo la distanza tra natura e piatto, valorizzando freschezza, stagionalità e qualità assoluta degli ingredienti.
Con la chiusura del Vitis, quasi due anni fa, si è aperto un nuovo capitolo della sua carriera. Dopo un percorso formativo nelle cucine di alcuni tra i più importanti ristoranti internazionali – dall’Osteria Francescana di Massimo Bottura alla Locanda Margon della famiglia Lunelli a Trento, passando per esperienze in Danimarca, Spagna e Perù – De Lillo è approdato al NIN di Brenzone, da Executive Chef, raccogliendo un’eredità prestigiosa e assumendo la guida della cucina di uno dei ristoranti più apprezzati del lago di Garda.
La critica gastronomica ne apprezza soprattutto la capacità di raccontare il Garda attraverso una cucina essenziale, elegante e profondamente identitaria. Il pesce d’acqua dolce diventa protagonista assoluto del menu: lavarello, persico, luccio, sarde di lago e perfino il siluro vengono reinterpretati con tecniche moderne e accostamenti mai banali, nel tentativo di restituire valore gastronomico a specie spesso considerate “minori”.
Accanto al pesce trovano spazio le erbe spontanee del Monte Baldo, gli agrumi del Garda, l’olio extravergine prodotto sulle colline gardesane e le materie prime provenienti da una rete di piccoli agricoltori e pescatori locali. La sua cucina viene spesso definita essenziale, ma dietro ogni piatto si nasconde un enorme lavoro di studio. Nulla è lasciato al caso: fermentazioni, estrazioni, maturazioni e lavorazioni servono a esaltare il sapore naturale degli ingredienti senza mai snaturarli. È un approccio contemporaneo che guarda all’alta cucina internazionale, mantenendo però il Garda come unico vero protagonista.
A distanza di pochi anni da quell’esperienza arcense, Andrea De Lillo sta raccogliendo i frutti di un percorso costruito con pazienza, sacrificio e una straordinaria voglia di migliorarsi. Un talento nato sulle rive del Garda che oggi continua a raccontare la sua terra attraverso i piatti del NIN, dimostrando come la grande cucina possa nascere dalla valorizzazione delle proprie radici e dalla ricerca quotidiana dell’eccellenza.
Oggi Andrea De Lillo è uno dei giovani chef italiani più promettenti. Ma, prima dei riconoscimenti della critica gastronomica e delle recensioni sulle riviste specializzate, il suo talento aveva già conquistato molti appassionati dell’Alto Garda, seduti ai tavoli del Vitis di Arco. Un percorso che racconta come anche un territorio possa contribuire a far crescere i propri talenti, quando passione, ricerca e qualità trovano il luogo giusto per esprimersi.
Nicola Filippi














