Arco, gli ambientalisti chiedono più tutele: “Basta agriturismi senza controlli”

Redazione02/06/20264min
agriturismo

 

Più controlli sugli agriturismi e sugli agricampeggi, nuove “cinture verdi” attorno alla città, tutela rafforzata delle campagne storiche e regole urbanistiche più severe per fermare il consumo di suolo agricolo. È una presa di posizione molto articolata quella diffusa dal Coordinamento Tutela Ambiente Alto Garda e Ledro sulla futura variante al Piano regolatore generale di Arco dedicata alle aree agricole e agli agriturismi.
Il documento arriva mentre l’amministrazione comunale, guidata dalla sindaca Arianna Fiorio, sta lavorando a una nuova disciplina urbanistica del territorio agricolo, ma gli ambientalisti mettono subito in evidenza quella che definiscono una grande criticità di partenza: l’assenza del Piano Territoriale di Comunità, lo strumento sovracomunale che dovrebbe definire la perimetrazione e la tutela delle aree agricole.

 


 

Secondo il Coordinamento, senza questo quadro generale i Comuni rischiano di muoversi in ordine sparso, con una tutela insufficiente del paesaggio rurale dell’Alto Garda.
Per questo gli ambientalisti chiedono alle amministrazioni locali di accelerare sull’approvazione del Piano Territoriale e della Carta del Paesaggio, con regole “precise e vincolanti” per difendere la continuità del territorio agricolo.
Nel mirino finiscono soprattutto la frammentazione del paesaggio agricolo arcense e il proliferare di utilizzi impropri dei terreni: agricampeggi, depositi materiali, parcheggi, aree di svago e manufatti considerati non coerenti con la destinazione agricola originaria.
Ma il passaggio più duro riguarda il tema dei controlli.
Secondo il Coordinamento, negli anni sarebbe mancata un’efficace attività di vigilanza sull’applicazione della normativa provinciale relativa agli agriturismi. “È facile constatare, osservando e frequentando le strutture presenti nel comune, come in molti casi non sia stata esercitata l’attività di vigilanza indicata dalla legge provinciale”, scrivono gli ambientalisti, esprimendo dubbi anche sui controlli provinciali.
Da qui la richiesta di rafforzare verifiche e controlli prima ancora di introdurre nuove norme urbanistiche.
Il Coordinamento guarda però anche al futuro e propone la creazione di specifici “ambiti identitari” da sottoporre a una tutela più rigorosa. Tra le aree indicate figurano la fascia collinare degli oliveti attorno ad Arco e alle frazioni, i castagneti di Troiana, Braila e San Giacomo, l’intera zona agricola di Pratosaiano e le aree rurali ai piedi del Monte Brione e di San Giorgio.
In questi ambiti, secondo gli ambientalisti, dovrebbe essere vietata la realizzazione di nuovi agriturismi con nuovi edifici e nuovi agricampeggi. Eventuali nuove attività dovrebbero nascere solo ampliando strutture agricole già esistenti.
Un altro punto centrale riguarda le dimensioni minime delle aziende agricole. Il Coordinamento propone infatti di alzare da 20 mila a 30 mila metri quadrati la superficie minima richiesta per poter realizzare nuove strutture agrituristiche, considerando soltanto terreni realmente produttivi.
L’obiettivo dichiarato è evitare che l’attività turistica finisca per prevalere su quella agricola, snaturando lo spirito originario dell’agriturismo.
Nella parte finale del documento gli ambientalisti rilanciano poi un vecchio tema mai realmente decollato: il Distretto Agricolo del Garda Trentino, previsto da una legge provinciale del 2008 ma mai diventato operativo.
Secondo il Coordinamento, proprio la mancata attuazione di questo strumento avrebbe contribuito negli anni alla proliferazione di agriturismi e agricampeggi e alla debolezza dei controlli sul territorio.
Una presa di posizione destinata probabilmente a riaccendere il dibattito sul futuro agricolo e urbanistico di Arco, in un territorio dove il rapporto tra turismo, agricoltura e tutela del paesaggio continua a rappresentare uno dei temi più delicati e divisivi.
(n.f.)