Piscina Meroni, anche Onda boccia il progetto: «Sì al nuovo, no al rattoppo»

Si allarga il fronte delle perplessità attorno al progetto di ampliamento della piscina “Enrico Meroni” di Riva del Garda. Dopo le critiche espresse dalle consigliere comunali Cristina Santi e Silvia Betta, anche il movimento Onda Alto Garda e Ledro interviene nel dibattito, mettendo in discussione la scelta emersa durante la Conferenza dei sindaci di puntare sul potenziamento dell’attuale impianto anziché progettare una nuova struttura comprensoriale. Secondo Onda, l’investimento stimato in circa 5 milioni di euro rappresenta una risposta insufficiente rispetto alle esigenze future del territorio.
«Manca una visione sul futuro», sostengono Andrea Suman, Johnny Perugini e Giovanna Chiarani, firmatari del comunicato, secondo i quali appare incomprensibile destinare una cifra così rilevante a un edificio inaugurato quasi cinquant’anni fa, senza un confronto preventivo con le società sportive che quotidianamente utilizzano la struttura. Nel mirino finisce soprattutto l’abbandono dell’ipotesi che, fino a pochi mesi fa, prevedeva la realizzazione di una nuova piscina nell’area dell’ex Cartiera del Garda.
Per Onda quella soluzione avrebbe consentito di realizzare un impianto moderno sfruttando il sistema di teleriscaldamento della Cartiera, recuperando calore per alimentare la piscina e utilizzando l’impianto stesso come scambiatore termico prima della restituzione dell’acqua al lago, con evidenti benefici ambientali ed economici. Il movimento sostiene inoltre che, con un investimento superiore di circa due milioni di euro rispetto all’attuale proposta, sarebbe stato possibile realizzare una piscina di nuova generazione con vasca olimpionica da 50 metri, divisibile in due da 25, capace di ospitare contemporaneamente attività agonistica, corsi, nuoto libero e scuole.
Un altro tema riguarda le conseguenze del cantiere. Onda chiede infatti all’amministrazione comunale di chiarire se durante i lavori la piscina resterà aperta oppure dovrà essere chiusa. Una sospensione delle attività, anche temporanea, rischierebbe secondo il movimento di creare pesanti ripercussioni sulle società sportive, sugli atleti, sui corsi per bambini e sui servizi riabilitativi, costringendo centinaia di utenti a spostarsi verso altri impianti fuori dal territorio.
Nel comunicato trova spazio anche una riflessione sulla futura gestione della struttura. Il movimento invita infatti il Comune a valutare, accanto all’attuale modello di gestione in house, anche la possibilità di un affidamento attraverso gara pubblica a soggetti specializzati, mantenendo comunque il controllo pubblico sul servizio.
Per Onda Alto Garda e Ledro, prima di impegnare cinque milioni di euro sull’attuale Meroni, sarebbe stato necessario confrontare in modo trasparente i costi e i benefici delle diverse alternative progettuali. «Le grandi opere – conclude il movimento – non si giudicano da quanto costano oggi, ma da quanto saranno utili tra venti, trenta o cinquant’anni. Il territorio merita una visione, non l’ennesimo compromesso».
Il confronto sul futuro della piscina comprensoriale dell’Alto Garda, dunque, si arricchisce di nuove posizioni e si conferma destinato ad accompagnare anche i prossimi passaggi istituzionali previsti dopo l’estate, quando la Conferenza dei sindaci tornerà a esaminare gli studi di fattibilità richiesti ad Alto Garda Parcheggi e Mobilità.
(n.f.)








