Onda attacca Tonina sulla Casa della Comunità: «L’Alto Garda resta con le briciole»

La Casa della Comunità di Riva del Garda? «Un cambio di targa che offende l’Alto Garda». È un giudizio durissimo quello espresso dal gruppo politico Onda Alto Garda e Ledro, che interviene dopo la risposta dell’assessore provinciale alla salute Mario Tonina all’interrogazione presentata dal consigliere provinciale Filippo Degasperi, tornando ad attaccare quella che definisce una riforma rimasta soltanto sulla carta.
Nella nota firmata da Giovanni “Johnny” Perugini, Giovanna Chiarani, Alvaro Tavernini e Andrea Suman, Onda sostiene che la risposta dell’assessore «mette nero su bianco quello che andiamo sostenendo da tempo: la Casa della Comunità è una beffa ai danni dell’Alto Garda. Tutto a norma di legge, naturalmente. In sostanza, quello che c’è ora dopo l’inaugurazione è quello che c’era prima. Le nuove implementazioni sono tutte lasciate al futuro».
Il movimento ricorda come le Case della Comunità siano nate con la riforma nazionale della sanità territoriale, finanziata in larga parte con le risorse del PNRR, con l’obiettivo di alleggerire la pressione sui Pronto Soccorso attraverso nuovi ambulatori, diagnostica di prossimità, personale sanitario dedicato, posti letto per cure intermedie e servizi di orientamento ai cittadini.
Secondo Onda, però, nell’Alto Garda tutto questo «si è tradotto nelle nozze coi fichi secchi».
Entrando nel merito della risposta fornita da Tonina, il gruppo osserva come lo stesso assessore riconosca che gli ambulatori oggi presenti «erano già presenti nel Centro Servizi Sanitari», mentre le vere novità – tre ambulatori per i medici di medicina generale e uno per i pediatri di libera scelta – risultano ancora «in fase di sviluppo».
«Praticamente ti invitano a cena, apparecchiano la tavola, ma il cibo è in fase di sviluppo», ironizzano gli esponenti di Onda.
Analoga critica riguarda la diagnostica rapida (POCT), definita dall’assessore «in corso di valutazione», così come i venti posti letto previsti per le cure intermedie, che non nasceranno da una nuova struttura ma saranno ricavati «in condivisione» con l’APSP di Riva del Garda.
Il movimento punta il dito anche contro l’assenza di nuovi parcheggi, interpretata come la dimostrazione che «non si prevedono maggiori accessi alla struttura in seguito a nuovi servizi», e sottolinea come non emergano nemmeno potenziamenti specifici della medicina territoriale destinata ai milioni di turisti che ogni anno raggiungono il Garda trentino.
Un altro passaggio della nota riguarda la scelta di Riva del Garda quale sede della Casa della Comunità. Richiamando l’interrogazione di Degasperi, Onda evidenzia come l’assessore Tonina abbia definito la soluzione «maggiormente percorribile in termini strutturali e logistici», senza però – sostiene il movimento – fornire «uno straccio di dato» a sostegno della decisione.
«Quali dati tecnici? Quale esame? Quali territori? Non ci è dato saperlo», scrivono Perugini, Chiarani, Tavernini e Suman.
Per Onda il nodo è soprattutto politico. «Ancora una volta la mancanza di una rappresentanza forte dell’Alto Garda a Trento si fa sentire con tutto il suo peso». Il gruppo mette a confronto gli investimenti realizzati in altre zone del Trentino, citando Ala e Mezzolombardo, dove sarebbero sorte Case della Comunità complete di diagnostica avanzata e posti letto per le cure intermedie.
«All’Alto Garda – conclude il comunicato – rimangono solo le briciole: un’inaugurazione per dei muri già esistenti, servizi “in via di sviluppo” e rassicurazioni vuote. L’opera è stata inaugurata, ma l’attuazione sostanziale della riforma non c’è».
Il movimento chiude rivolgendo un ringraziamento al personale sanitario, al quale rinnova «stima» per il lavoro svolto quotidianamente nonostante le difficoltà, auspicando che gli amministratori del territorio abbiano ottenuto dalla Provincia «rassicurazioni stringenti» sul futuro dei presidi sanitari dell’Alto Garda e Ledro.
(n.f.)










