Lago di Garda, superata la prova dell’estate: ora si guarda alle piogge d’autunno

Redazione28/09/20264min
garda panorama torbole foto alessandro galas


 

Il Garda arriva all’autunno con il fiato decisamente più lungo di quanto si potesse temere nel cuore dell’estate. Il livello del lago si mantiene poco sopra i 62 centimetri sullo zero idrometrico di Peschiera, in lieve discesa, mentre dal bacino escono verso il Mincio circa 25 metri cubi d’acqua al secondo. Un equilibrio che consente alla Comunità del Garda di parlare oggi di una situazione «molto buona», dopo mesi nei quali siccità, temperature elevate e scarsità di precipitazioni avevano imposto una gestione particolarmente attenta della grande riserva d’acqua gardesana. I dati del Consorzio del Mincio del 24 settembre indicavano 62,7 centimetri, 23,4 metri cubi al secondo di afflusso, 25 di deflusso e un riempimento del 48,6% rispetto ai limiti di regolazione.
Adesso arriva l’ultimo piccolo sforzo della stagione irrigua. Nei prossimi giorni i rilasci dovrebbero aumentare temporaneamente di 8-10 metri cubi al secondo, per garantire acqua ai prati stabili del Mantovano. Poi, con l’inizio di ottobre, il rubinetto dovrebbe essere nuovamente stretto, portando il deflusso attorno ai 14 metri cubi al secondo, quanto necessario per assicurare il minimo vitale al Mincio e ai laghi di Mantova.

 

 

Un’estate partita con ben altre preoccupazioni
Per capire il significato dei 62 centimetri di oggi bisogna però tornare indietro di qualche mese. Il 27 marzo il Garda aveva raggiunto 130,8 centimetri, massimo stagionale. A metà agosto era sceso fino a 57,1 centimetri: oltre 73 centimetri persi in meno di cinque mesi. In quei giorni il segretario generale della Comunità del Garda, Pierlucio Ceresa, aveva definito critica la situazione e si era intervenuti progressivamente sui deflussi per conservare la risorsa.
Non era un allarme isolato. L’anno idrologico 2025-2026 era stato segnato da un forte deficit: secondo i dati ufficiali richiamati dalla Regione Veneto, a fine maggio le precipitazioni accumulate erano inferiori del 28% alla media storica, con circa 2,4 miliardi di metri cubi d’acqua mancanti sul territorio regionale. Anche il Garda, dopo aver iniziato l’anno in condizioni favorevoli, era sceso sotto il 50° percentile storico a fine primavera.
Ad agosto la pressione aveva costretto anche i consorzi irrigui mantovani a programmare turnazioni per limitare i prelievi e preservare l’acqua fino alla conclusione della stagione agricola.
Il Garda ha retto alla prova dell’estate
A settembre il quadro ha cominciato però a stabilizzarsi. Già nei primi giorni del mese, con il lago attorno ai 58 centimetri, Ceresa sottolineava come gli usi idropotabili, agricoli, turistici, industriali e ambientali fossero stati garantiti senza criticità importanti. In quella fase il deflusso era stato persino aumentato temporaneamente da 27 a 36 metri cubi al secondo per aiutare i prati stabili mantovani.
Ora il livello è persino leggermente superiore a quello di metà agosto. Non significa che il problema della disponibilità idrica sia archiviato: rispetto al massimo di marzo il lago ha comunque perso quasi 69 centimetri. Ma significa che la strategia di contenimento dei rilasci ha consentito al Garda di attraversare una stagione difficile conservando un margine importante.
Ed è proprio questo il punto sottolineato da Ceresa: oggi esiste ancora un margine di sicurezza per sponde e lungolaghi, senza livelli né troppo bassi né prossimi alle quote che possono provocare problemi lungo le coste.
Il Garda entra così in ottobre in condizioni decisamente più tranquille rispetto alle paure dell’estate. Ma la partita dell’acqua resta aperta: saranno le piogge dell’autunno e soprattutto la neve del prossimo inverno a determinare con quale “serbatoio” il più grande lago italiano arriverà alla stagione 2027.
(n.f.)