Dro pianta il seme del futuro per gli over 65: una casa per autonomia, cura e comunità

A Dro è stato piantato un seme. Un seme che guarda al futuro dell’invecchiamento, della cura e della comunità. Si chiama “Abitare accompagnato per anziani e cohousing intergenerazionale” ed è il nuovo progetto promosso dalla Comunità Alto Garda e Ledro insieme al Comune di Dro, con la gestione affidata all’APSP Residenza Molino e il coinvolgimento della Cooperativa sociale Arcobaleno. Un’iniziativa sperimentale, finanziata anche con fondi del PNRR, che trova casa nell’ex Residenza Molino di via Molino, di fronte alla nuova RSA, e che punta a diventare un modello innovativo per tutto il Trentino.
Lunedì 27 aprile, durante la presentazione ufficiale, amministratori, tecnici e operatori hanno parlato di una risposta concreta a uno dei grandi temi del nostro tempo: l’invecchiamento della popolazione e il bisogno di servizi che sappiano tenere insieme autonomia, sicurezza e relazioni.
Nove nuovi alloggi per vivere in autonomia
Il progetto mette a disposizione nove unità abitative: tre appartamenti e sei stanze pensati per persone over 65 autosufficienti residenti nell’Alto Garda e Ledro.
Potranno accedere almeno nove persone, con la possibilità di ospitare anche coppie di anziani, arrivando fino a undici posti complessivi.
Non sarà soltanto una casa.
Accanto all’alloggio ci saranno servizi di supporto quotidiano: pasti, riordino degli spazi, accompagnamento, monitoraggio h24, socializzazione, animazione e protezione.
L’obiettivo è permettere agli anziani di continuare a vivere in un contesto domiciliare, sicuro e relazionale, evitando l’isolamento e offrendo sollievo anche alle famiglie.
La sindaca di Dro Ginetta Santoni, anche vicepresidente della Comunità di valle, ha sottolineato soprattutto il valore umano e sociale dell’iniziativa.
«Oggi viene data una risposta concreta alle persone anziane e alle loro famiglie, rafforzando i servizi territoriali e domiciliari. Non parliamo solo di alloggi, ma di un progetto che mette al centro la dignità della persona, la possibilità di restare autonoma e di continuare a vivere dentro la propria comunità».
Per Santoni, l’ex Residenza Molino diventa così un luogo simbolico di rinascita.
«È un progetto che guarda avanti e che dimostra come le istituzioni possano costruire risposte vere, capaci di unire protezione, vicinanza e qualità della vita».
Marocchi: “Un progetto fuori dagli schemi”
Per il presidente della Comunità Alto Garda e Ledro Giuliano Marocchi, il valore dell’iniziativa va oltre la struttura. «Il nostro è stato un percorso innovativo, fuori dagli schemi tradizionali. Se guardiamo a come sarà il Trentino nel 2030 e nel 2040 dobbiamo porci delle domande importanti. Questo progetto va proprio in questa direzione».
Marocchi parla di un progetto di visione e di strategia, inserito nel Piano Sociale 2026-2028 della Comunità di valle.
«Dimostra come sia possibile ripensare l’abitare nella terza età superando il modello tradizionale delle strutture assistenziali».
E guarda già oltre Dro.
«Credo possa diventare un modello replicabile anche in altre realtà del Trentino».
La novità: il mondo della cooperazione
Uno degli aspetti più innovativi è l’ingresso della Cooperativa Arcobaleno, chiamata a rafforzare il lavoro di rete e la dimensione comunitaria del progetto.
«Abbiamo voluto introdurre un soggetto terzo, ed è questa la vera novità», ha spiegato Marocchi. «Un’operazione di sistema, di comunità».
Per la presidente Chiara Dossi, il progetto è una vera palestra sociale.
«È un’occasione per sperimentare modi nuovi di relazionarsi. Dobbiamo superare le logiche dell’esistente e costruire un cohousing innovativo per anziani, capace di rispondere ai bisogni della società con idee nuove».
Tonina: “Il seme di una nuova cultura dell’abitare”
Presente anche l’assessore provinciale alla salute e politiche sociali Mario Tonina, che ha definito l’iniziativa un esempio virtuoso.
«Una sperimentazione importante che vogliamo replicare sul territorio. La riqualificazione è stata resa possibile grazie ai fondi del PNRR, 470 mila euro, e al BIM».
Tonina ha sottolineato il valore della sussidiarietà.
«Pubblico, terzo settore e privato, attraverso anche la Cassa Rurale Alto Garda-Rovereto: questo è uno dei valori più significativi di oggi».
Poi il messaggio più forte.
«Questo progetto deve essere il seme di una nuova cultura dell’abitare in Trentino: un abitare che non isola ma include, che non assiste passivamente ma valorizza l’autonomia delle persone».
Domande da maggio e prezzi calmierati
La parte tecnica è stata illustrata dalla responsabile del Servizio socio-assistenziale della Comunità Alto Garda e Ledro, la dottoressa Costanza Fedrigotti.
«Abbiamo lavorato con passione e anche fantasia per trovare soluzioni nuove, che valorizzino socializzazione e inclusione».
Le domande potranno essere presentate tutto l’anno, a partire da maggio, presso il Servizio Socio Assistenziale – Spazio Argento della Comunità in via Rosmini a Riva del Garda.
Le richieste entreranno in una graduatoria dinamica di priorità.
Le tariffe mensili saranno calmierate grazie al contributo pubblico:
– 975 euro per la stanza, comprensivi di tutti i servizi e dei pasti
– 830 euro per l’appartamento, con servizi inclusi e pasti extra
– 1.200 euro per l’appartamento condiviso da due anziani
«Con attenzione non solo per l’anziano, ma anche per le famiglie», ha concluso Fedrigotti. «Vogliamo offrire sollievo, serenità e relazioni più forti».
A Dro non è stata inaugurata soltanto una struttura.
È stato aperto un nuovo modo di pensare l’età che avanza: meno solitudine, più comunità.
Nicola Filippi










