Arco, lunedì la stretta sugli agriturismi. Calzà e Manica (PD): «La Provincia apre, i Comuni corrono ai ripari»

La Provincia allarga le possibilità di costruire e realizzare agriturismi nelle aree agricole, i Comuni cercano di mettere un freno e gli agricoltori temono di perdere opportunità di sviluppo. È il paradosso urbanistico che sta infiammando il dibattito politico ad Arco, dove lunedì 12 ottobre il Consiglio comunale sarà chiamato alla prima adozione della variante agricola voluta dall’amministrazione della sindaca Arianna Fiorio. Una scelta destinata a incidere sul futuro delle campagne arcensi e delle attività economiche legate alla terra.
A intervenire sono ora Michela Calzà (ex vicesindaca di Dro) e Alessio Manica, consiglieri provinciali del Partito Democratico, che puntano il dito contro la Giunta Fugatti e presentano un’interrogazione per conoscere i reali effetti delle nuove disposizioni provinciali. «La Giunta provinciale allarga le possibilità edificatorie e ricettive nelle aree agricole; ai Comuni lascia il compito di contenerne le ricadute, mettendo mano ai piani regolatori. A Trento si apre, nei municipi si corre ai ripari».
Le nuove regole e il rischio di speculazione
Al centro della controversia ci sono le modifiche al regolamento urbanistico-edilizio provinciale, approvate il 20 febbraio scorso e introdotte con il decreto del 2 marzo 2026. Disposizioni che ampliano alcune possibilità di recupero e ampliamento degli edifici agricoli e modificano i requisiti per realizzare strutture agrituristiche.
Secondo Calzà e Manica, il problema non è sostenere gli agriturismi, ma impedire che le nuove opportunità favoriscano operazioni immobiliari scollegate dall’effettiva attività agricola.
«Scelte che richiedevano una valutazione delle conseguenze sui diversi territori e garanzie capaci di sostenere chi vive di agricoltura e fermare chi cerca una scorciatoia immobiliare».
I due consiglieri ricordano quanto accaduto in gennaio, quando in Terza Commissione, insieme a Lucia Coppola e Roberto Stanchina, avevano chiesto ulteriori approfondimenti e audizioni.
«La Terza Commissione è stata invece compressa in un’ora, senza il parere ufficiale del Consiglio delle autonomie locali disponibile. La richiesta di proseguire il confronto è stata respinta».
Arco, lunedì la variante tra tutela del territorio e diritti degli agricoltori
La vicenda assume particolare rilievo ad Arco. L’amministrazione Fiorio aveva avviato il percorso della variante agricola già nella primavera scorsa, con l’approvazione degli obiettivi da parte del Consiglio comunale il 31 marzo e la successiva raccolta delle osservazioni dei cittadini.
La proposta, attesa lunedì in aula, punta a introdurre limitazioni in alcune aree considerate particolarmente sensibili, anche rispetto alla realizzazione di nuovi agriturismi.
Ma il provvedimento ha già suscitato perplessità nel mondo agricolo e nello stesso centrosinistra. Il consigliere comunale dem Gabriele Andreasi (assessore uscente della giunta Betta) ha sollevato dubbi sulle possibilità di ampliamento delle abitazioni esistenti, sui requisiti per i centri aziendali e sulle limitazioni alle attività agrituristiche. Calzà e Manica riconoscono la fondatezza delle questioni sollevate. «Le osservazioni di Andreasi e degli agricoltori pongono questioni reali, sulle abitazioni esistenti, sulle dimensioni delle aziende e sulle possibilità di sviluppo dell’attività agricola. Meritano ascolto». Per i due esponenti democratici, proprio queste problematiche avrebbero dovuto essere affrontate preventivamente a livello provinciale.
«Un gatto che si morde la coda»
Il nodo, secondo il PD, riguarda anche le procedure urbanistiche. «Per introdurre nuovi limiti territoriali, i Comuni devono ricorrere a una variante. Nel frattempo devono valutare le domande secondo le regole applicabili: una preoccupazione fondata non basta a fermare un intervento consentito». E ancora: «Un gatto che si morde la coda: la Provincia apre nuove possibilità e i Comuni, per governarne gli effetti, devono modificare i propri piani e tornare al vaglio della stessa Provincia».
Al primo ottobre, ricordano Calzà e Manica, risultavano 104 varianti urbanistiche in corso, delle quali 36 effettivamente in istruttoria provinciale.
L’interrogazione: chi beneficia delle nuove opportunità?
Con un’interrogazione alla Giunta Fugatti, i consiglieri chiedono quanti nuovi agriturismi siano stati richiesti e autorizzati dal 2023, quali aziende ne beneficino, quanto terreno agricolo venga interessato e quali controlli siano stati effettuati. L’obiettivo dichiarato è distinguere gli investimenti destinati alle vere imprese agricole dalle possibili operazioni speculative.
«La Giunta (Fugatti, ndr) si assuma la responsabilità delle proprie scelte e riapra il confronto con Comuni e organizzazioni agricole». La conclusione è netta: «L’agricoltura non può diventare un lasciapassare per costruire e affittare camere».
Una posizione che accompagna Arco verso un Consiglio comunale particolarmente delicato, chiamato a trovare un equilibrio tra tutela del paesaggio, contrasto alla speculazione e legittime prospettive di crescita delle aziende agricole. (nf)










