Pandino di Nago aggiudicato, Rinascita e Sviluppo: «Almeno il 50% a finalità sociali»

Redazione15/09/20264min
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Dopo anni di degrado, progetti rimasti sulla carta e una struttura incompiuta a segnare l’ingresso orientale dell’Alto Garda, il Pandino cambia finalmente proprietario. L’ex centro commerciale di Nago è stato aggiudicato per circa 1,38 milioni di euro alla Trentino Rigenera Srl, società riconducibile al gruppo Mak Costruzioni e guidata dall’amministratore unico Mirko Pellegrini.
Si chiude così una lunga fase di immobilismo. Ma se ne apre subito un’altra, forse ancora più delicata: che cosa diventerà ora quel grande complesso?
Il sindaco Gianni Morandi ha accolto l’aggiudicazione come un’occasione per riaprire il confronto sul futuro dell’area, dichiarando la disponibilità dell’amministrazione a dialogare con la nuova proprietà per arrivare a un serio progetto di riconversione e riqualificazione, nel rispetto degli strumenti urbanistici.
Per Rinascita e Sviluppo, però, resta sul tavolo quella che il gruppo definisce una «colossale occasione persa» per il Comune. Il gruppo di Giovanni Johnny Perugini, Giovanni Di Lucia, Adriano Vivaldi e Donatella Mazzoldi ricorda di avere chiesto già dal dicembre 2025 che fosse il Comune a partecipare all’asta, per trasformare il Pandino in un Polo intergenerazionale, con RSA, alloggi protetti e servizi alla comunità. Secondo il gruppo, il Comune avrebbe avuto le risorse per tentare l’operazione e avrebbe potuto cercare contributi provinciali ed europei destinati alla riqualificazione di edifici abbandonati con finalità sociali.
Ora che il bene è passato a un privato, Rinascita e Sviluppo sposta il confronto sul terreno urbanistico: la destinazione a servizi pubblici, sostiene il gruppo, deve rimanere preminente.
Se la nuova proprietà dovesse chiedere una trasformazione dei volumi esistenti, la proposta è che almeno il 50% delle cubature venga vincolato a edilizia sociale e convenzionata. Il pensiero va soprattutto a giovani e giovani coppie che, a causa dei prezzi immobiliari locali, faticano a trovare casa nel proprio Comune.
Il gruppo apre anche all’ipotesi di foresterie per i lavoratori del turismo, ma soltanto con convenzioni rigorose: affitti calmierati e vincoli di destinazione almeno decennali, per evitare che in futuro gli alloggi vengano trasformati in edilizia libera, B&B o appartamenti turistici.
Sul fondo resta poi il vicino Hotel Passo San Giovanni, anch’esso riconducibile alla galassia Mak Costruzioni e ancora in attesa di una prospettiva concreta. Per Rinascita e Sviluppo è un precedente che invita alla prudenza: «Nago-Torbole non ha bisogno di cattedrali nel deserto in perenne attesa».
Due grandi immobili, la stessa area strategica, la stessa proprietà di riferimento e molte possibilità ancora da definire.
La partita del Pandino, insomma, è appena iniziata. E il nodo politico sarà capire se la riqualificazione saprà davvero tenere insieme investimento privato e beneficio pubblico per la comunità.
(n.f.)