Affitti turistici negli alloggi “Gilmozzi”: il Comune di Arco prepara controlli e sanzioni

La crisi abitativa che da anni stringe l’Alto Garda entra ufficialmente nel mirino del Comune di Arco. Con una delibera approvata all’unanimità dalla giunta guidata dalla sindaca Arianna Fiorio, l’amministrazione comunale ha deciso di rafforzare i controlli sugli alloggi soggetti al cosiddetto vincolo della “legge Gilmozzi”, introducendo criteri applicativi uniformi e linee guida precise per verificare che le abitazioni nate per ospitare residenti vengano effettivamente utilizzate come tali.
Un provvedimento che arriva in un momento particolarmente delicato. Trovare una casa in affitto a lungo termine nell’Alto Garda è diventato sempre più difficile. Giovani coppie, lavoratori, famiglie e perfino figure professionali strategiche per il territorio, come personale sanitario, insegnanti e appartenenti alle forze dell’ordine, incontrano crescenti ostacoli nella ricerca di un’abitazione stabile.
È proprio questa emergenza che la giunta Fiorio mette nero su bianco nella delibera, parlando di una situazione che sta assumendo contorni sempre più preoccupanti e che rischia di produrre conseguenze non solo sul piano sociale, ma anche sul mercato del lavoro e sulla capacità del territorio di attrarre e trattenere professionalità essenziali.
Al centro dell’iniziativa c’è la normativa provinciale nota come “legge Gilmozzi”, introdotta nel 2005 per contrastare la proliferazione delle seconde case nei territori turistici e favorire invece la disponibilità di alloggi destinati a chi vive stabilmente sul territorio. La legge impone infatti che numerosi immobili realizzati dopo la sua entrata in vigore, o oggetto di cambio di destinazione d’uso in residenziale, siano vincolati alla cosiddetta “residenza ordinaria”.
Tradotto in termini pratici, significa che quelle abitazioni non possono essere utilizzate come case vacanza, appartamenti per soggiorni turistici o seconde case occasionali, ma devono costituire la dimora abituale di chi vi risiede.
La novità introdotta dal Comune di Arco riguarda soprattutto le modalità di controllo.
La delibera (80/2026) stabilisce infatti che la semplice iscrizione anagrafica non sarà più considerata, da sola, una prova sufficiente del rispetto del vincolo. Gli uffici comunali potranno verificare l’effettivo utilizzo degli alloggi attraverso controlli documentali e accertamenti specifici, analizzando contratti di locazione, utenze e altri elementi utili a dimostrare che l’immobile venga realmente abitato in modo stabile e continuativo.
Un passaggio importante, perché punta a contrastare situazioni nelle quali la residenza formale potrebbe non corrispondere all’effettivo utilizzo dell’abitazione.
Particolarmente rilevante è anche il capitolo dedicato alle sanzioni.
Le nuove linee guida fissano infatti criteri uniformi per la loro applicazione. In caso di utilizzo turistico di un alloggio vincolato a residenza ordinaria, la sanzione prevista potrà arrivare a 15 mila euro. Nei casi in cui l’immobile venga invece utilizzato come seconda casa del proprietario, senza finalità turistiche, l’importo potrà essere ridotto a 5 mila euro, tenendo conto delle circostanze e dell’eventuale buona fede.
I controlli interesseranno ogni anno almeno il 10 per cento degli alloggi soggetti al vincolo Gilmozzi presenti sul territorio comunale.
L’obiettivo dichiarato non è fare cassa, ma recuperare abitazioni destinate ai residenti in un mercato immobiliare sempre più sotto pressione. Un tema che non riguarda soltanto Arco, ma l’intero Alto Garda, dove la crescita degli affitti brevi e delle seconde case continua ad alimentare il dibattito politico e sociale.
Con questa delibera, il Comune sceglie di intervenire su uno degli strumenti già esistenti nell’ordinamento provinciale, rafforzandone l’applicazione e cercando di restituire al mercato residenziale alloggi che, almeno sulla carta, sono nati proprio per rispondere ai bisogni abitativi della comunità locale.
(n.f.)










