“Casa della Comunità”, la posizione di “Onda”: “Cambio di nome che ignora le vere urgenze”

Redazione26/04/20265min
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“Un cambio di targa che rischia di ignorare le vere urgenze del territorio”. È una critica netta quella che il gruppo Onda Alto Garda e Ledro rivolge alla nuova Casa della Comunità inaugurata a Riva del Garda, definita senza mezzi termini “l’ennesimo taglio di nastro” che lascia aperti molti interrogativi.
Nel comunicato firmato da Johnny Perugini, Giovanna Chiarani e Andrea Suman, il gruppo parla apertamente di una struttura che “cambia nome da “Centro per i servizi sanitari” a “Casa della  Comunità”, ma resta quello che è: un’incompiuta?”. Da qui l’invito alla cittadinanza a “restare vigile”, perché – sostengono – dietro l’inaugurazione “si possa insinuare l’ennesima beffa per il nostro territorio”.
Una delle poche note positive, secondo Onda, riguarda il passaggio da struttura Spoke a Hub, con apertura H24 e sette giorni su sette. Ma il resto, per il gruppo, non convince.

 

 

Il confronto con il resto del Trentino
Il cuore della critica sta nel paragone con altre realtà provinciali. “Basta guardare oltre i confini della nostra zona per capire quanto l’Alto Garda venga tenuto ai margini”, si legge nel documento.
Ad Ala, con un bacino di 28 mila abitanti, la Casa della Comunità offre “un vero presidio integrato” con ospedale di comunità da 20 posti letto, numerosi ambulatori specialistici e servizi di diagnostica e telemedicina. A Mezzolombardo, per 36 mila residenti, sono previsti dodici ambulatori, ospedale di comunità, hospice e una decina di infermieri.
Diversa, secondo il gruppo, la situazione a Riva del Garda, che serve circa 50 mila persone: “Gli ambulatori medici e chirurgici saranno 9, il numero di infermieri non è precisato, l’automedica non è prevista tutto l’anno e manca ogni riferimento alla diagnostica di base e alla telemedicina”. Da qui la conclusione: “Una struttura sottodimensionata e non disegnata sui reali bisogni delle nostre comunità”.

Il nodo dei numeri: residenti e turismo
Onda Alto Garda e Ledro richiama poi i numeri del territorio: “50 mila residenti, la gravitazione di Limone e Malcesine e oltre 4 milioni di turisti all’anno”. Dati che, secondo il gruppo, “imporrebbero una struttura di tipo Hub vera, non di facciata”.
Nel comunicato si sottolinea come il principale investimento sanitario sia stato destinato all’ospedale di Arco, mentre sulla Casa della Comunità “l’investimento sembra decisamente modesto”.

Pronto soccorso e filtro territoriale
Altro punto centrale è il ruolo della struttura come filtro per il pronto soccorso dell’ospedale di Arco. “Una vera Casa della Comunità dovrebbe fungere da scudo per il PS, facendosi carico dei codici bianchi e verdi”, scrivono i firmatari.
Secondo il gruppo, solo così si potrebbe ridurre il sovraffollamento e permettere a medici e infermieri di concentrarsi sulle emergenze più gravi. Da qui una serie di domande: “Non servirà una diagnostica moderna? Non sarebbe stato opportuno inserire la medicina turistica? Non si avrà bisogno di un’autosanitaria permanente?”.
Tra le proposte già avanzate, anche la creazione di una “Cittadella della Salute ad Arco, in via Capitelli”, per migliorare logistica e accessibilità.

“L’Alto Garda merita rispetto”
In chiusura, il gruppo denuncia la crescita delle strutture sanitarie private sul territorio e lancia un appello: “L’Alto Garda non può più accontentarsi di riforme solo sulla carta. Pretendiamo dignità e concretezza”. E ancora: “Continueremo a dar voce alle segnalazioni di cittadini e operatori. Non si risolvono i problemi colpendo chi lavora o offrendo soluzioni di facciata”.
La richiesta finale è diretta: “Basta risparmi e scelte di serie B sulla pelle dell’Alto Garda”.

(n.f.)