Viabilità Alto Garda, la sindaca di Arco: «Basta logiche di schieramento, serve una scelta condivisa»

La viabilità dell’Alto Garda torna al centro del dibattito politico e amministrativo. Mentre nelle ultime settimane si sono riaccese le discussioni sulla futura circonvallazione di Torbole, sulle diverse ipotesi progettuali e sulle grandi opere destinate a ridisegnare la mobilità del territorio, interviene anche la sindaca di Arco, Arianna Fiorio, chiedendo di riportare il confronto su un piano istituzionale e condiviso.
Un tema che, come ricorderanno i lettori, aveva occupato un ruolo centrale già durante la campagna elettorale e che continua ad alimentare il confronto tra amministrazioni, categorie economiche, forze politiche e cittadini. Sul tavolo restano il completamento della Loppio-Busa, il futuro collegamento verso il Linfano, il progetto della variante di Torbole nelle diverse configurazioni ipotizzate e, più in generale, la necessità di ripensare la mobilità dell’intero Alto Garda in un territorio che ogni anno deve fare i conti con una pressione turistica sempre più elevata.
Secondo Fiorio, però, il rischio è che un tema così strategico venga affrontato con logiche di appartenenza anziché con una visione comune.
«La viabilità e la mobilità non sono temi di centro, di destra o di sinistra: riguardano tutti noi. Cercare visibilità politica su questioni così strategiche, anche solo per contrapporsi ad altri, è un atteggiamento che non aiuta il territorio e rischia di compromettere un confronto serio e costruttivo».
Per la sindaca di Arco la priorità non dovrebbe essere rappresentata esclusivamente dalla costruzione di nuove strade.
«La principale grande opera che dovremmo chiedere con una voce sola è un nuovo sistema di trasporto pubblico efficiente, moderno e realmente alternativo all’uso dell’auto. Pensare che la risposta possa essere esclusivamente viaria è del tutto insufficiente e rischia persino di essere controproducente».
Nel suo ragionamento Fiorio guarda anche agli effetti delle infrastrutture già programmate. Con l’apertura del tunnel Loppio-Busa e, negli anni successivi, con la realizzazione del cavalcavia verso il Linfano, i flussi di traffico saranno infatti destinati a concentrarsi lungo l’asse di via Sabbioni, via Sant’Isidoro e via Sant’Andrea, riversandosi poi verso via Linfano, via Aldo Moro e via Santa Caterina.
Una prospettiva che, secondo la sindaca, merita un’attenta riflessione. «Sono strade che difficilmente saranno in grado di sostenere in sicurezza questi nuovi volumi di traffico e che rischiano di peggiorare sensibilmente la qualità della vita dei residenti. Per questo ritengo prematuro aprire nuovi capitoli senza affrontare prima questi nodi».
Il riferimento è anche alla discussione sulla futura circonvallazione di Torbole, che Fiorio non mette in discussione nel merito, ma ritiene debba essere affrontata con una visione più ampia.
«Questo non significa rinunciare a discutere della circonvallazione di Torbole. Al contrario, significa affrontare il tema insieme al territorio e alla comunità, ragionando a 360 gradi su tutte le implicazioni. Non può essere una discussione condizionata dalle appartenenze politiche o da singole categorie economiche».
La sindaca richiama poi il ruolo del Linfano, destinato ad accogliere una parte consistente delle future infrastrutture viarie. «Gran parte degli effetti delle scelte future ricadranno sul territorio del Comune di Arco. Così come rispetto le aspettative e le esigenze della comunità di Nago-Torbole, mi aspetto lo stesso rispetto per il territorio che ho l’onore di rappresentare».
Da qui l’invito a riportare il confronto nelle sedi istituzionali, partendo dalla Comunità Alto Garda e Ledro e passando inevitabilmente anche dal Consiglio comunale di Arco, affinché tutte le forze politiche possano esprimersi sulle ipotesi progettuali oggi in campo, dalla soluzione C alla D/1.
Il messaggio conclusivo della sindaca arcense guarda oltre le polemiche di queste settimane. «Le grandi scelte infrastrutturali modificano il territorio per decenni. Proprio per questo non possono essere affrontate come un terreno di scontro politico, ma devono nascere da una visione condivisa, capace di guardare oltre gli interessi del momento e di mettere al centro il bene dell’intero Alto Garda». (n.f.)









