Spazi per giovani nell’Alto Garda, l’Assessore di Arco risponde agli studenti del “Floriani”

Un dialogo che si apre, senza filtri. Dopo la lettera pubblicata dagli studenti della 2C economico dell’ITT “G. Floriani” sulle pagine de La Busa online, arriva la risposta dell’amministrazione comunale di Arco, firmata dall’assessore alle politiche giovanili Mattia Mascher e dal consigliere con delega alla partecipazione giovanile Alessandro Manara.
Una lettera aperta che non si limita a replicare, ma prova a rilanciare: ascolto, confronto e – soprattutto – coinvolgimento diretto.
Il valore della partecipazione: “Un segnale positivo di cittadinanza attiva”
L’assessore Mascher parte da un punto chiaro: il gesto degli studenti conta. E molto.
“È un tema importante e il fatto che abbiate scelto di esprimervi pubblicamente è già di per sé un segnale positivo di partecipazione e di cittadinanza attiva.”
Nel ragionamento dell’assessore emerge una preoccupazione più ampia, che va oltre la movida: una società in cui il dibattito pubblico rischia di essere “viziato” dall’invecchiamento della popolazione e dalla crisi demografica.
Per questo, sottolinea Mascher, la voce dei giovani non è solo utile, ma necessaria.
Il nodo della movida e la “rarefazione” degli spazi
Gli studenti avevano puntato il dito su un tema molto sentito: la mancanza di luoghi per i giovani, soprattutto nelle ore serali.
Una percezione sintetizzata in frasi forti, come:
– “quando cala il sole il territorio sembra dimenticarsi dei giovani”
– “non ci sono luoghi per giovani nell’Alto Garda”
Parole che, ammette l’assessore, “ci hanno fatto riflettere molto”. Non solo sul merito della questione, ma anche su un problema spesso sottovalutato: la comunicazione.
Il “caso” Cantiere 26: spazio vivo, ma poco percepito?
Nel cuore della risposta dell’amministrazione c’è Cantiere 26, il centro giovani intercomunale a Prabi che – sorprendentemente – non è stato citato dagli studenti.
Un’assenza che non viene letta come critica, ma come segnale: “Il vostro ‘pungolo’ ci permette di chiarire pubblicamente che non è un semplice centro giovani, ma un luogo da vivere, da co-costruire, da trasformare.” Mascher insiste su un concetto chiave: non uno spazio da frequentare passivamente, ma da abitare come protagonisti.
Concerti, dj set, stand up comedy, karaoke, laboratori creativi: l’offerta c’è. E i numeri lo dimostrano: oltre 500 attività nel 2025, circa 17.000 presenze.
Dati che raccontano una realtà “viva, dinamica, in crescita”. Eppure, qualcosa non torna.
“Evidentemente non basta”: il punto più forte della lettera
È forse questa la frase più significativa dell’intervento dell’assessore Mascher: “Eppure, evidentemente, non basta. Se qualcuno percepisce che ‘non c’è nulla’, significa che dobbiamo fare di più.” Non una difesa d’ufficio, ma una presa di responsabilità.
Il problema, quindi, non è solo l’offerta, ma la distanza tra ciò che esiste e ciò che viene percepito dai giovani.
Una distanza che può nascere da linguaggi diversi, canali di comunicazione poco efficaci o – più profondamente – da un mancato coinvolgimento diretto.
L’invito: “Venite al Cantiere 26, costruiamolo insieme”
La risposta si trasforma così in proposta concreta. Mascher e Manara invitano gli studenti a entrare nel cuore del progetto: “Vi aspettiamo […] non solo per raccontarlo coi vostri occhi, ma anche per ascoltare il vostro punto di vista e i vostri bisogni.”
Un passaggio che segna il cambio di passo: dalla critica al confronto, dalla distanza alla co-progettazione.
L’obiettivo dichiarato dell’amministrazione è chiaro: “Mettere al centro la partecipazione dei cittadini nella progettazione dei nostri spazi e servizi.”
Uno spazio da ripensare insieme
Tra le iniziative in corso e future, l’amministrazione cita: concerti, musical e spettacoli comici; tornei e serate giochi; laboratori artistici e linguistici; un nuovo hub creativo per studenti; spazi di coworking e, infine, una sala prove per giovani band.
Un ecosistema in costruzione, che però – alla luce delle parole degli studenti – deve ancora diventare davvero riconoscibile come punto di riferimento per tutti.
Il senso politico del confronto
Al di là dei singoli eventi o progetti, la lettera dell’assessore Mascher e del delegato Manara lascia emergere un messaggio più profondo: la politica locale prova ad aprirsi, ma chiede ai giovani di entrarci davvero. Non solo come fruitori, ma come co-autori degli spazi che vivono.
E proprio da qui potrebbe nascere il passaggio decisivo: trasformare un centro giovani in una comunità.
Perché, come suggerisce implicitamente la risposta dell’amministrazione, il problema non è solo “avere luoghi”, ma sentirli propri.
Nicola Filippi










