Rugby Alto Garda, numeri da record ma senza una casa

Redazione18/06/20264min
IMG-20250508 festival mini rugby riva (4)


 

Una stagione da ricordare, ma anche una preoccupazione che non può più essere rimandata. La Rugby Alto Garda chiude l’annata sportiva 2025-2026 con risultati importanti dentro e fuori dal campo, ma lancia un appello alle istituzioni affinché venga trovata una soluzione definitiva a un problema che da anni accompagna la crescita della società: la mancanza di un impianto sportivo adeguato e stabile.
Sabato 13 giugno la grande famiglia del rugby altogardesano si è ritrovata per celebrare la fine della stagione. Una festa che ha riunito atleti, tecnici, dirigenti, volontari, famiglie e sponsor, chiamati a condividere i successi di un movimento che continua a crescere e ad attrarre nuovi praticanti.
A fare il punto è stato il presidente Claudio Zanoni, che ha evidenziato come il risultato più significativo non sia soltanto quello sportivo. Certo, le soddisfazioni non sono mancate, a partire dall’ottimo percorso delle formazioni Under 14 e Under 16 sviluppato in collaborazione con il Lagaria Rugby e dalla positiva esperienza della squadra Senior all’interno del progetto condiviso con il Barbana Rugby. Ma il dato che più di ogni altro racconta la salute della società è rappresentato dall’aumento costante degli iscritti.
Oggi la Rugby Alto Garda può contare su quasi 300 tesserati, dai più piccoli fino agli adulti, numeri che la collocano tra le realtà sportive più dinamiche dell’intero territorio gardesano.
Dietro la soddisfazione per questa crescita, però, si nasconde un’incognita che rischia di compromettere il lavoro costruito negli anni. A partire da settembre 2027 il campo di Rione Degasperi, attualmente utilizzato per le gare ufficiali, sarà infatti interessato dai lavori di trasformazione in campo da hockey. Una scelta che la società rispetta, ma che lascerà il rugby senza un impianto omologato dove disputare le proprie partite.

 

 

La situazione appare particolarmente delicata perché già oggi gli allenamenti si svolgono a San Giorgio, in uno spazio non omologato, con dimensioni limitate e privo delle attrezzature necessarie per sostenere una realtà in continua espansione.
«Parliamo di quasi 300 tesserati», sottolinea Zanoni, ricordando come il rischio sia quello di costringere atleti e famiglie a continui spostamenti, aumentando le difficoltà organizzative e indebolendo quel senso di appartenenza che rappresenta uno dei pilastri della società.
Da mesi il direttivo della Rugby Alto Garda sta dialogando con le amministrazioni comunali di Arco e Riva del Garda, con la Comunità Alto Garda e Ledro e con i sindaci del territorio per individuare una soluzione condivisa. L’obiettivo è evitare che un patrimonio sportivo, educativo e sociale costruito nel tempo venga disperso.
Perché, come ricorda il presidente, dietro ai numeri non ci sono soltanto squadre e risultati, ma centinaia di famiglie, volontari ed educatori che vedono nello sport uno strumento di crescita personale e di coesione sociale.
La società guarda comunque avanti con fiducia. A breve sarà presente alla Festa dello Sport di Arco per promuovere la disciplina e da metà luglio aprirà ufficialmente le iscrizioni per la nuova stagione. Ma accanto all’entusiasmo e ai progetti, resta una richiesta chiara rivolta alle istituzioni: garantire finalmente una casa al rugby altogardesano, affinché una realtà che continua a crescere possa programmare il proprio futuro senza il timore di restare senza campo.