Operazione “Perfido”: la ‘ndrangheta è arrivata in Trentino, arresti eccellenti

RedazioneRedazione15/10/20204min5641
porfido

Nella mattinata di giovedì 15 ottobre i Carabinieri del R.O.S. e dei Comandi Carabinieri di Trento, Roma e Reggio Calabria hanno dato esecuzione a una ordinanza applicativa di misure cautelari a carico di 19 soggetti indagati a vario titolo, tra gli altri, per i delitti di associazione mafiosa in quanto appartenenti alla ‘ndrangheta, scambio elettorale politico-mafioso, porto e detenzione illegale di armi da fuoco e riduzione o mantenimento in schiavitù.
Il risultato costituisce esito di una articolata attività investigativa condotta dal Raggruppamento Operativo Speciale dell’Arma dei Carabinieri che ha accertato esistenza e operatività di una Locale di ‘ndrangheta a Lona Lases, ma avente influenza sull’intera provincia di Trento, quale proiezione della omonima struttura operante in Cardeto (RC), in particolare delle cosche reggine “SERRAINO”, “IAMONTE” e “PAVIGLIANITI”.


L’indagine, nel documentare nuovamente l’esistenza di proiezioni della ‘ndrangheta in regioni diverse dalla Calabria, consente di confermare l’esistenza di un fenomeno di colonizzazione dovuto al trasferimento di affiliati calabresi in altri territori precedentemente immuni da tali manifestazioni criminali, soprattutto nelle regioni del Nord Italia caratterizzate da un maggiore sviluppo economico e da un più ampio grado di ricchezza generale. In tali territori sono state, infatti, ricostituite le articolazioni criminali di base della ‘ndrangheta, definite Locali le quali, seppur dotate di una certa autonomia operativa, sono legate alla ‘ndrangheta dei territori calabresi di origine.

Le attività, che si sono sviluppate a partire dal 2017 ed hanno impegnato le varie articolazioni del ROS presenti sul territorio nazionale, hanno inoltre consentito di definire ruoli e funzioni degli affiliati all’interno della Locale trentina, al cui vertice è posto Innocenzio Macheda coadiuvato dagli altri esponenti di rilievo identificati in Domenico Ambrogio, dai fratelli Pietro e Giuseppe Batttaglia, da Domenico Morello e da Demetrio Costantino, tutti imprenditori nel settore del porfido e dell’edilizia. Sono stati inoltre definiti gli assetti della Locale di Cardeto (RC). Erano costanti i costanti rapporti tra le due Locali, nelle persone dei Capi Locale, per la trattazione di problematiche associative e per la programmazione di attività illecite.
Sotto il profilo delle attività criminali è emerso come gli esponenti della Locale di ‘ndrangheta a Lona Lases abbiano assunto il controllo di fatto del settore dell’estrazione e della lavorazione del porfido, maggiore risorsa economica del luogo, attraverso un processo di progressiva infiltrazione del pertinente tessuto imprenditoriale, avviato da Giuseppe Battaglia. In tale ambito imprenditoriale, oltre a sistematiche attività di vessazione ed intimidazione sulle maestranze, è emersa la commercializzazione dei semilavorati in nero e la falsificazione dei bilanci di esercizio delle imprese.
Inoltre è stato riscontrato come sia stata pianificata la progressiva infiltrazione della politica locale attraverso l’inserimento dei sodali negli organi di governo comunale di Lona Lases all’evidente fine di condizionarne l’attività politica e amministrativa. In tale contesto, oltre ad aver intessuto una fitta rete di contatti con diversi ambiti della società civile (imprenditoria, istituzioni, politica), è stato anche offerto il sostegno elettorale ad alcuni candidati in vari appuntamenti elettorali per il rinnovo di vari enti locali.
Il ROS, unitamente alla Guardia di Finanza di Trento, è stato delegato all’esecuzione di un decreto di sequestro di beni mobili e immobili, nonché rapporti bancari per un valore di 1.500.000 Euro dei soggetti destinatari del provvedimento cautelare.
Il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti rivolge un sincero “grazie” alle Forze dell’ordine per l’operazione contro le infiltrazioni della ‘Ndrangheta in settori dell’economia provinciale.

La Busa

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