Il diritto di muoversi senza ostacoli: da Dro l’appello per abbattere quarant’anni di ritardi

Quarant’anni dopo l’introduzione dell’obbligo di pianificare l’eliminazione delle barriere architettoniche, gran parte dei Comuni trentini non avrebbe ancora adottato lo strumento previsto dalla legge. E il caso di Dro, dove il Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche (PEBA) continua a mancare, diventa il punto di partenza di una nuova iniziativa istituzionale. L’associazione Più Democrazia in Trentino si è rivolta direttamente alla Provincia, chiedendo verifiche, sostegno ai Comuni e interventi per superare un ritardo che riguarda i diritti delle persone con disabilità, degli anziani e di tutti i cittadini con difficoltà motorie.
La comunicazione, firmata dal presidente Alex Marini, è indirizzata al presidente della Provincia Maurizio Fugatti e trasmessa anche al Difensore civico Sandro Raimondi, alla Commissaria del Governo Isabella Fusiello e alla sindaca di Dro Ginetta Santoni.
Il caso di Dro: interventi sì, ma senza un Piano
La vicenda nasce dalle osservazioni presentate dal segretario dell’associazione Paolo Minotto, residente a Dro, durante la consultazione sul Piano integrato di attività e organizzazione 2026-2028 del Comune. Dopo mesi di interlocuzioni, anche attraverso il Difensore civico, il 12 ottobre è arrivata una risposta della sindaca Santoni.
L’amministrazione ha confermato la volontà di intervenire progressivamente sulle barriere esistenti, individuando le situazioni prioritarie in base alle necessità del territorio e alle disponibilità finanziarie. Una posizione della quale l’associazione prende atto, ringraziando il Comune per il riscontro, ma che considera insufficiente perché non indica un percorso concreto per l’adozione del PEBA. «Il PEBA non è una scelta discrezionale, ma un obbligo introdotto dalla legge statale nel 1986. Sono trascorsi quarant’anni e ancora oggi viene trattato come se fosse facoltativo», osserva il presidente Marini.
«Non chiediamo di eliminare tutte le barriere contemporaneamente»
Il punto centrale della contestazione riguarda la differenza tra realizzare singoli interventi e programmare organicamente l’accessibilità del territorio.
Il PEBA serve infatti a censire gli ostacoli presenti negli edifici e negli spazi pubblici, individuare le priorità, stimare i costi e definire tempi e modalità degli interventi.
«Non chiediamo di eliminare tutte le barriere contemporaneamente, ma di sapere quali esistono, quali sono le più urgenti e con quali tempi si intende intervenire. È esattamente ciò che dovrebbe stabilire il PEBA», sottolinea Minotto. Secondo l’associazione, senza una pianificazione complessiva rischiano di mancare criteri trasparenti, verifiche sui risultati e un coinvolgimento strutturato delle persone direttamente interessate.
Solo una ventina di Comuni su 166 avrebbe avviato il percorso
La questione supera però i confini di Dro. Secondo dati provinciali richiamati dall’associazione e riportati dalla stampa, soltanto una ventina dei 166 Comuni trentini avrebbe adottato o avviato la predisposizione del PEBA. Nel documento vengono citati 14 Comuni che hanno richiesto finanziamenti provinciali e sette che avrebbero approvato il Piano ottenendo il saldo del contributo. Sono dati riferiti a fasi amministrative differenti, per i quali viene chiesta una ricognizione ufficiale aggiornata.
Per Più Democrazia in Trentino, un ritardo così diffuso richiede anche un maggiore impegno della Provincia, attraverso strumenti tecnici, risorse finanziarie e coordinamento.
L’associazione chiede inoltre chiarimenti sull’operatività del Coordinamento provinciale per la tutela delle persone con disabilità, previsto dalla legge provinciale del 2003.
La questione arriva fino al Governo Meloni
Il tema è già approdato nelle istituzioni attraverso l’interrogazione parlamentare presentata il 26 giugno dalla deputata del Movimento 5 Stelle Emma Pavanelli e quella provinciale del 7 settembre del consigliere di Campobase Trentino Michele Malfer. Ora l’associazione sollecita risposte concrete, chiedendo anche alla commissaria del Governo di valutare eventuali iniziative nell’ambito delle proprie competenze.
«Le risorse possono condizionare i tempi degli interventi, non giustificare l’assenza di pianificazione. Dopo quarant’anni chiediamo il rispetto della legge e responsabilità istituzionale», conclude Marini. La questione, dunque, non è soltanto quando verranno eliminate le barriere, ma quando le amministrazioni cominceranno a programmare in modo trasparente la loro eliminazione.
Perché poter entrare in un edificio pubblico, percorrere un marciapiede o raggiungere un servizio senza incontrare ostacoli non dovrebbe essere un privilegio, ma un diritto garantito a tutti.
(n.f.)










