Dalla Ciclovia al turismo, gli ambientalisti attaccano: «La Comunità del Garda va chiusa»

Redazione22/08/20264min
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«Il Garda non può più essere raccontato: deve essere governato». È una frase che pesa come un macigno nel dibattito che da settimane attraversa le sponde del lago. Proprio mentre amministratori e territori discutono sull’importanza della Comunità del Garda, sulla necessità di rafforzarne la rappresentatività e sull’opportunità che Riva continui a farne parte, dal mondo ambientalista arriva una posizione destinata a sparigliare le carte: quell’organismo, secondo il Coordinamento Interregionale per la Tutela del Garda, non andrebbe rafforzato. Andrebbe chiuso. Una presa di posizione che capovolge il ragionamento ascoltato durante l’estate. Il dibattito si era acceso dopo le critiche del sindaco di Riva Alessio Zanoni, fino all’ipotesi di uscita del Comune dalla Comunità del Garda. Una prospettiva contestata da diversi amministratori rivieraschi, convinti che proprio davanti a problemi che non conoscono confini – ambiente, mobilità, navigazione, turismo, sicurezza – serva maggiore unità.
Gli ambientalisti partono dalla stessa premessa, «il Garda è un lago solo», ma arrivano alla conclusione opposta.

 

 

«Un guscio vuoto»
Secondo il Coordinamento, il problema non sarebbe dunque la necessità di una governance comune, considerata anzi indispensabile, ma lo strumento utilizzato fino ad oggi. La Comunità del Garda viene definita «un guscio vuoto: un’associazione senza poteri, senza strumenti, senza capacità di incidere davvero positivamente sul destino del bacino».
Il Coordinamento richiama anche l’articolo 3 dello Statuto, che affida alla Comunità finalità di tutela, valorizzazione e sviluppo del territorio e il compito di proporre soluzioni ai problemi ambientali, territoriali, paesaggistici, sociali, culturali ed economici.
Un mandato che, secondo gli ambientalisti, non avrebbe prodotto risultati adeguati mentre sul Garda aumentavano cementificazione, pressione turistica, traffico, difficoltà abitative e pressione sui servizi.

Dalla Ciclovia al depuratore
Tra gli esempi citati c’è la Ciclovia del Garda. Il Coordinamento ricorda la posizione del 2023, quando la Comunità sostenne che l’opera non fosse una priorità, chiedendosi però cosa sia seguito concretamente: secondo gli ambientalisti, «un silenzio assordante» davanti agli interventi successivamente realizzati lungo le sponde.
Critiche anche sul progetto del nuovo depuratore di Lonato, sostenuto dalla Comunità, e sulla posizione della presidente Mariastella Gelmini a favore della nuova stazione Tav prevista a San Martino della Battaglia. Il Coordinamento considera quest’ultima un’opera non necessaria, vista la vicinanza delle stazioni di Desenzano e Peschiera, e teme ulteriore consumo di territorio tra infrastrutture, parcheggi e collegamenti.

«Serve un ente pubblico e sovraordinato»
Ed è qui che la critica diventa proposta. Gli ambientalisti non chiedono di tornare ai singoli Comuni chiusi nei propri confini. Al contrario: immaginano una governance ancora più forte.
«La Comunità del Garda va chiusa», sostengono, per lasciare spazio a «un ente vero, pubblico, tecnico, sovraordinato», capace di occuparsi unitariamente di ambiente, acque, depurazione, mobilità, navigazione, sicurezza, infrastrutture e pressione turistica.
Una posizione radicale che aggiunge un tassello nuovo alla discussione estiva. Perché sposta la domanda: non più soltanto chi debba stare nella Comunità del Garda, ma se la Comunità del Garda, così com’è costruita oggi, sia davvero lo strumento adatto per affrontare il futuro del più grande lago italiano.
«Il tempo degli organismi simbolici è finito», concludono gli ambientalisti. E il dibattito, a questo punto, cambia decisamente prospettiva.

(n.f.)