Combustione scarti agricoli, Paola Arcese incalza la Giunta

Nel dibattito politico arcense entra con decisione il tema della combustione degli scarti vegetali agricoli. A sollevare la questione è Paola Arcese, consigliera comunale di minoranza per “Noi Arco”, che ha depositato un’interrogazione formale indirizzata al presidente del Consiglio comunale Marco Manzoni, alla sindaca Arianna Fiorio e alla Giunta.
Al centro del documento, l’Ordinanza sindacale n. 02/2026, emanata lo scorso 22 gennaio, che ha disposto la sospensione, fino al 31 marzo, di ogni attività di combustione all’aperto di scarti vegetali di origine agricola. Un provvedimento motivato dall’elevato rischio di incendi boschivi, legato alle condizioni meteorologiche e alla prolungata assenza di precipitazioni, oltre che da valutazioni ambientali e sanitarie.
Ma secondo Arcese, il quadro che aveva giustificato la misura potrebbe oggi apparire mutato.
“Condizioni meteo cambiate, servono verifiche”
Nell’interrogazione la consigliera richiama infatti le recenti precipitazioni, definite “abbondanti”, che avrebbero modificato in modo significativo il livello di umidità del suolo e della vegetazione, incidendo potenzialmente sui presupposti alla base dell’ordinanza.
Da qui la richiesta esplicita all’Amministrazione: verificare se sussistano ancora le condizioni straordinarie che avevano portato alla sospensione generalizzata delle combustioni.
Non solo. Arcese sollecita chiarimenti anche sul piano tecnico, chiedendo su quali dati aggiornati – andamento meteo, valutazione del rischio incendi, qualità dell’aria – si fondi il mantenimento del divieto fino alla fine di marzo.
Un passaggio che, pur muovendosi nell’alveo procedurale dell’attività consiliare, introduce un elemento di confronto politico su un tema che tocca direttamente il comparto agricolo locale.
Agricoltura e gestione del territorio
Uno dei punti centrali dell’interrogazione riguarda proprio le ricadute pratiche del provvedimento. In molte aree del territorio comunale, osserva Arcese, in particolare nell’olivaia e nelle zone collinari o impervie, la bruciatura delle ramaglie rappresenterebbe una pratica agricola necessaria, talvolta l’unica tecnicamente ed economicamente sostenibile.
Il rischio evidenziato è quello di un effetto paradossale: un divieto generalizzato, se non accompagnato da misure alternative concrete o da deroghe mirate, potrebbe scoraggiare la gestione attiva dei terreni, favorendo l’abbandono agricolo.
Uno scenario che, nella lettura della consigliera, potrebbe generare conseguenze non solo paesaggistiche, ma anche legate alla sicurezza fitosanitaria e alla prevenzione degli incendi nel medio periodo, a causa dell’accumulo di materiale vegetale.
La richiesta di misure flessibili
Nel documento emerge anche una riflessione sull’impostazione delle politiche pubbliche. Arcese chiede se l’Amministrazione abbia valutato l’ipotesi di provvedimenti flessibili o modulabili, legati all’effettivo andamento delle condizioni meteorologiche, in alternativa a un divieto rigido e uniforme.
Un’impostazione che richiama un tema più ampio e ricorrente nel confronto tra maggioranza e minoranza: l’equilibrio tra tutela ambientale, sicurezza e sostegno alle attività tradizionali del territorio.
“La tutela dell’ambiente e della salute pubblica – si legge nell’interrogazione – dovrebbe essere perseguita attraverso un equilibrio tra misure di protezione e sostegno alle attività agricole tradizionali, che rappresentano un presidio fondamentale del territorio”.
Confronto con le categorie e servizi alternativi
Tra i quesiti posti alla Giunta figurano anche aspetti di metodo e organizzazione. La consigliera domanda se, prima dell’adozione dell’ordinanza, vi sia stato un confronto con le associazioni di categoria, gli agricoltori e gli olivicoltori locali, e se siano stati avviati contatti con la Comunità di Valle per garantire modalità alternative di conferimento delle ramaglie.
Un tema, quest’ultimo, che intercetta la dimensione concreta della gestione dei rifiuti vegetali e le eventuali difficoltà operative per cittadini e operatori del settore.
Attesa per la risposta in Consiglio
L’interrogazione si chiude con la richiesta di una risposta scritta e orale in Consiglio comunale, passaggio che porterà il tema all’interno del dibattito istituzionale nelle prossime sedute.
Un confronto che si preannuncia significativo, perché intreccia sicurezza, ambiente, agricoltura e gestione del territorio: questioni tecniche, ma anche profondamente politiche. (n.f.)










