Ciclovia del Garda e “Casa della Trota”: la Maggioranza rivana critica l’ipotesi di esproprio

Il dibattito sulla Ciclovia del Garda e sul nodo di Casa della Trota continua ad allargarsi, assumendo sempre più i contorni di una questione politica e istituzionale, oltre che tecnica. Dopo le dichiarazioni del presidente della Provincia Maurizio Fugatti, rilasciate a margine della seduta di giunta provinciale a Cavedine, che ha esplicitamente aperto alla possibilità di un esproprio per ragioni di interesse pubblico, arriva ora una presa di posizione netta dalla maggioranza che governa il Comune di Riva del Garda.
A intervenire è Loredana Mascaro, consigliera comunale e presidente della Commissione Mobilità e Ambiente, che affida a un lungo e articolato intervento pubblico una riflessione critica sull’ipotesi dell’esproprio, giudicata tutt’altro che scontata nel caso della ciclovia e del comparto di Casa della Trota.
«L’esproprio è uno strumento eccezionale – sottolinea Mascaro – che la legge consente solo quando l’interesse pubblico è chiaro, dimostrato e prevalente». Un presupposto che, a suo avviso, non risulta oggi soddisfatto, vista la condizione del progetto provinciale: tratti ancora non definiti, varianti in continua evoluzione e costi in costante crescita, arrivati a una previsione complessiva di 79 milioni di euro, cifra che comitati e ambientalisti giudicano prudenziale.
Nel mirino della consigliera c’è soprattutto l’assenza di un progetto definitivo: «La pubblica utilità non può essere dichiarata per intenzione. Farlo senza una base tecnica consolidata significa imporre un sacrificio a un privato e alla collettività senza le garanzie richieste dalla legge». Un messaggio che si inserisce nel solco delle critiche emerse anche durante la recente audizione in Provincia dei comitati ambientalisti dell’Alto Garda e Ledro, storicamente contrari al tracciato proposto dalla Provincia.
Mascaro amplia poi lo sguardo, richiamando un principio centrale: l’interesse pubblico non è unidirezionale. Accanto alla ciclovia – definita esplicitamente un’opera a vocazione turistica e paesaggistica – esistono altri interessi pubblici che meritano pari considerazione: la tutela del paesaggio, la salvaguardia ambientale, la sicurezza idrogeologica, la coerenza urbanistica e la protezione di un’area simbolica e delicata come quella di Casa della Trota. «Quando due interessi pubblici entrano in conflitto – afferma – la politica ha il dovere di dimostrare perché uno debba prevalere sull’altro. Ad oggi, questa dimostrazione non c’è».
Particolarmente duro il passaggio sull’uso dell’esproprio come possibile via d’uscita da un’impasse progettuale: «L’esproprio è l’ultima ratio, non una scorciatoia». Secondo la consigliera, nel caso di Casa della Trota – e in prospettiva anche dell’area dell’hotel Pier – non risultano valutazioni trasparenti di varianti, comparazioni tecniche, analisi costi-benefici né un confronto strutturato con la comunità. Elementi che la legge richiede prima di arrivare a una misura così invasiva.
Infine, una distinzione netta sul ruolo dell’opera: «La Ciclovia del Garda non è un’infrastruttura essenziale come una strada primaria, un ospedale o una scuola». Proprio per questo, l’eventuale ricorso all’esproprio dovrebbe poggiare su una motivazione rafforzata e inattaccabile, che oggi – secondo Mascaro – manca.
In chiusura, la consigliera richiama anche soluzioni alternative, citando la cosiddetta “via d’acqua”, già adottata in Lombardia, come possibile opzione meno impattante e più coerente con un territorio fragile e fortemente identitario.
Il caso di Casa della Trota diventa così sempre più emblematico di una ciclovia che, a distanza di anni dal suo lancio, continua a dividere. Tra accelerazioni politiche, resistenze ambientali e richiami alla legalità amministrativa, la partita resta aperta. E ora anche la maggioranza rivana chiede che le scelte vengano fondate su progetti solidi, dati verificabili e un confronto reale con il territorio, prima di evocare strumenti straordinari come l’esproprio. (n.f.)










