Casa della Trota e Ciclovia, gli ambientalisti: «Cose possibili solo nel ricco Trentino»

Redazione24/06/20264min
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La vicenda della Casa della Trota torna ad accendere il dibattito sulla futura Ciclovia del Garda. Dopo le ultime notizie sul possibile interesse da parte della Provincia di Trento di acquisire l’immobile che da anni incombe sulla Gardesana, in uno dei tratti più delicati e suggestivi della sponda trentina del lago, arriva una nuova e durissima presa di posizione del Coordinamento per la tutela dell’ambiente Alto Garda e Ledro.
Il tono è ironico, ma la sostanza è pesante. Il Coordinamento parla di “miracoli” per la Ciclovia del Garda e denuncia quella che considera una sequenza di scelte paradossali: prima l’ipotesi di acquistare un vecchio rudere definito senza mezzi termini un “ecomostro” che deturpa il paesaggio da anni; poi la prospettiva di spendere altro denaro pubblico per demolirlo e realizzare nuove opere di protezione e sostegno, funzionali al passaggio della ciclopedonale sotto le falesie verticali.
Il nodo centrale, secondo gli ambientalisti, riguarda il valore reale della Casa della Trota. L’immobile, ricordano dal Coordinamento, dispone di una concessione edilizia rilasciata dal Comune di Ledro nel 2023, dopo anni di confronto tra proprietà e Provincia sul tema dell’esproprio o dell’acquisto. Proprio quel titolo edilizio, osservano, avrebbe fatto salire il valore del compendio. Ma qui nasce la domanda posta dal Coordinamento: quanto può valere davvero un rudere con una concessione che, secondo la loro lettura, potrebbe essere difficilmente realizzabile?
Il riferimento è alla prescrizione del Servizio Gestione Strade, che prevederebbe un allargamento dell’accesso alla struttura dalla Gardesana fino a 16,60 metri, a carico dei privati. Una condizione che gli ambientalisti giudicano quantomeno problematica. «È pensabile un intervento di demolizione della galleria della Gardesana da parte di un privato?», si chiedono, mettendo in dubbio la concreta fattibilità dell’intervento previsto dalla concessione.
Da qui l’attacco frontale alla Provincia. Secondo il Coordinamento, l’ente pubblico si troverebbe ora nella condizione di acquistare un edificio degradato, ma valorizzato da una concessione edilizia, per poi spendere ulteriori risorse pubbliche nella sua demolizione e nella costruzione di nuove opere “massicce” legate al tracciato della ciclovia.
Una prospettiva che viene definita “da non credere”, soprattutto in un contesto paesaggistico fragile come quello della Gardesana occidentale trentina, dove la ciclovia dovrebbe correre tra lago, pareti rocciose e gallerie. Il Coordinamento contesta da tempo l’impostazione dell’opera, ritenendola troppo impattante, costosa e complessa dal punto di vista ambientale e geologico.
Non manca, infatti, il richiamo alla sicurezza. Per gli ambientalisti, il progetto punta a far passare la ciclopedonale sotto falesie verticali, con la necessità di proteggere il percorso dal rischio di caduta massi. Ma proprio su questo punto il Coordinamento invita alla prudenza: «In geologia non esiste la parola sicurezza», sottolinea, contestando l’idea che opere imponenti possano cancellare del tutto i rischi naturali di un contesto così delicato.
La Casa della Trota diventa così il simbolo di una vicenda più ampia: quella di una ciclovia che, nelle intenzioni della Provincia, dovrebbe completare uno degli itinerari turistici più attesi del Garda, ma che continua a sollevare critiche fortissime da parte del mondo ambientalista.
Per il Coordinamento, il rischio è che un’opera presentata come sostenibile finisca per produrre nuove brutture, nuovi costi e nuove trasformazioni pesanti in uno dei paesaggi più iconici dell’Alto Garda. E la domanda politica resta sul tavolo: quanto costerà davvero alla collettività l’operazione Casa della Trota e quale sarà il prezzo ambientale della Ciclovia del Garda?

(n.f.)