Bocciatura ex Hotel Arco, la sindaca mette in fila date e responsabilità

Redazione22/09/20265min
IMG-20240909- HOTEL ARCO PONTE SARCA (5)


 

«Mettiamo ordine a date e responsabilità». La sindaca Arianna Fiorio sceglie la cronologia e gli atti amministrativi per rispondere alle polemiche sulla bocciatura della Variante 17 dell’ex Hotel Arco. Ma soprattutto, la prima cittadina arcense respinge l’idea che la responsabilità dello stop possa essere attribuita alla sua amministrazione e sostiene che i problemi della pratica fossero già stati sollevati dalla Provincia fin dal 2023, senza trovare negli anni successivi risposte sufficienti.
La replica arriva dopo l’intervento di Arco Fucina Comune e parte dal tema più delicato: l’ipotesi di un possibile danno erariale. «Consiglierei loro un po’ di prudenza – scrive Fiorio – Dopo quasi un anno e mezzo di silenzio sugli interventi e le varie caricature di Fucina Comune, gruppo di diretta emanazione dell’ex sindaco Alessandro Betta, che sceglie però di rimanere riparato nelle retrovie, ritengo necessario riportare un po’ di ordine. In primo luogo consiglierei loro un po’ di prudenza: semmai ci fosse da parlare di danno erariale, non è certamente una responsabilità che può essere attribuita a noi».

 

 

La sindaca affronta subito anche il futuro dell’ex Hotel Arco. Secondo Fiorio, il Piano regolatore vigente consente già oggi di demolire i volumi esistenti, ricostruirli e aumentarli fino al 50 per cento. «Se a qualcuno questo business non basta, mi dispiace, ma tutti noi cittadini siamo chiamati a muoverci, che ci piaccia o meno, all’interno delle norme». E aggiunge: «Non ci sono, fino a quando amministreremo noi, cittadini di serie A e cittadini di serie B».
Il cuore dell’intervento è però la ricostruzione della Variante.
La sindaca parte dal 22 maggio 2023, quando il Consiglio comunale adotta preliminarmente la Variante legata all’accordo urbanistico pubblico-privato sull’ex Hotel Arco.
Nel settembre dello stesso anno arriva il verbale della Conferenza di pianificazione provinciale. L’adozione definitiva, ricorda Fiorio, viene subordinata a modifiche e integrazioni.
Nel dicembre 2023 il Consiglio comunale procede comunque alla definitiva adozione, adeguando, secondo la ricostruzione della sindaca, solo parzialmente i contenuti alle indicazioni provinciali.
A febbraio 2024 il Servizio Urbanistica e tutela del paesaggio chiede nuovi chiarimenti, sospende il procedimento e convoca la Conferenza di servizi.
Nel successivo parere vengono indicati diversi punti da approfondire: verifica degli standard urbanistici, studio sul dimensionamento residenziale, motivazioni sul ricorso all’accordo urbanistico anziché alla modifica del Piano di riqualificazione urbana e chiarimenti sull’interesse pubblico dell’operazione e sull’equilibrio dei vantaggi fra le parti.
Nel novembre 2024 il Comune trasmette nuovi elaborati.
Secondo Fiorio, tuttavia, alcune delle questioni sollevate dalla Provincia rimangono ancora senza una risposta sufficiente.
Si arriva così al febbraio 2026.
È in quel momento che il Servizio Urbanistica provinciale si rivolge alla nuova amministrazione e chiede, entro 60 giorni, chiarimenti sulle questioni rimaste aperte durante le fasi precedenti.
«La Provincia non si è limitata a chiedere una tavola o qualche elemento formale», sottolinea la sindaca.
Per Fiorio, le questioni erano sostanziali: autovalutazione del piano, dimensionamento residenziale, standard urbanistici, norme di attuazione, rapporto fra il PRU vigente e quello proposto dalla Variante e infine la coerenza stessa dell’accordo urbanistico con la normativa provinciale.
La prima cittadina richiama anche uno dei passaggi degli atti provinciali, secondo cui non risultavano sufficientemente chiare le ragioni che avevano portato a scegliere lo strumento dell’accordo urbanistico invece della modifica al piano attuativo.
Da qui la conclusione della sindaca: le criticità che hanno portato alla mancata approvazione della Variante non sarebbero nate con l’attuale amministrazione. «Un albero che nasce storto non si può raddrizzare», sintetizza Fiorio. E conclude: «Se non sono riusciti, nonostante le ripetute indicazioni della Provincia, a raddrizzarlo coloro che quell’albero lo hanno piantato, di certo è impensabile che possano farlo coloro che quell’albero non lo avrebbero mai piantato. Anche lo avessimo voluto, non c’era modo».
La Variante 17 si chiude così con due letture politiche molto distanti. Per la sindaca Fiorio, però, il punto resta uno: la pratica portava con sé criticità profonde già da anni e lo stop provinciale non sarebbe il risultato di una scelta improvvisa della nuova amministrazione, ma l’esito di un percorso amministrativo rimasto irrisolto.

(n.f.)