Malcesine: getta la cenere calda, il cassonetto prende fuoco

Il fuoco sembrava spento, ma sotto la cenere covava ancora il pericolo. È bastato svuotare il contenitore dei residui di una stufa in un cassonetto dei rifiuti per provocare un incendio e rendere necessario l’intervento dei vigili del fuoco. È successo nei giorni scorsi a Malcesine, nell’isola ecologica in località Val di Sogno, dove le fiamme, fortunatamente domate dai pompieri, hanno trasformato un gesto apparentemente innocuo in un episodio che avrebbe potuto avere conseguenze ben più serie.
L’accaduto ha spinto l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Giuseppe Benamati, a diffondere attraverso i propri canali social un richiamo alla prudenza, accompagnato da alcune indicazioni pratiche sul corretto smaltimento della cenere prodotta da stufe e caminetti.
Un avvertimento quanto mai attuale. L’autunno ha cambiato improvvisamente passo anche sulle rive del Garda. Dopo settimane relativamente miti, le temperature sono precipitate e questa mattina, venerdì 6 novembre, intorno alle sette, i termometri segnavano appena 4-5 gradi. Il freddo ha riportato in funzione stufe a legna, caminetti e impianti a pellet, soprattutto nelle abitazioni delle frazioni collinari e montane.
Con il ritorno del riscaldamento domestico cresce però anche la necessità di prestare attenzione ai residui della combustione.
Il pericolo maggiore è quello che non si vede. La cenere può apparire completamente spenta in superficie, mentre al suo interno piccoli frammenti di brace conservano calore sufficiente a incendiare carta, plastica e altri materiali presenti nei contenitori dei rifiuti.
Da qui le raccomandazioni del Comune di Malcesine, che ricorda anzitutto una regola fondamentale: la cenere deve essere completamente fredda e spenta prima di essere smaltita.
Per quella proveniente esclusivamente dalla combustione di legna naturale, pulita e non trattata, oppure da pellet naturale, le indicazioni comunali prevedono il conferimento nell’organico. Diverso il caso dei residui di legno verniciato o trattato chimicamente, da destinare invece al secco indifferenziato secondo le disposizioni locali.
Particolare attenzione va riservata al raffreddamento. Il Comune raccomanda di lasciare riposare la cenere per almeno 48 ore in un secchio metallico, preferibilmente chiuso con un coperchio dello stesso materiale e collocato all’esterno, lontano da superfici combustibili. Prima del conferimento bisogna comunque verificare che ogni residuo sia completamente spento: il semplice trascorrere di due giorni non garantisce sempre l’assenza di braci.
Esiste anche la possibilità di riutilizzare piccole quantità di cenere di legna naturale nell’orto o nel compostaggio, purché con moderazione e tenendo conto delle caratteristiche del terreno.
L’episodio di Val di Sogno si è concluso grazie al pronto intervento dei vigili del fuoco, ma rappresenta un monito per tutti.
Perché con l’arrivo del freddo e la riaccensione delle stufe la prevenzione degli incendi comincia anche dai piccoli gesti quotidiani. E una manciata di cenere, se gettata nel posto sbagliato e soprattutto al momento sbagliato, può diventare molto più pericolosa di quanto sembri. (n.f.)










