Cantiere Liceo “Maffei” di Riva, sei anni di disagi. Calzà (PD): «Pazienza è messa a dura prova»

Sei anni di lavori, oltre mille studenti distribuiti in cinque sedi e una promessa che rischia di rimanere sulla carta: completare il nuovo Liceo Maffei di Riva del Garda entro il 2026. Ma il cantiere è fermo dall’estate 2025 e, mentre il calendario corre, la comunità scolastica continua a convivere con una precarietà che da temporanea sembra diventata strutturale. A riportare la questione all’attenzione della Provincia è Michela Calzà, consigliera provinciale del Partito Democratico ed ex vicesindaca di Dro, con un’interrogazione alla Giunta Fugatti che chiede chiarimenti sullo stato dei lavori, sui costi e soprattutto sui tempi necessari per restituire alla scuola una sede adeguata. «La pazienza di studenti, famiglie, docenti e personale è messa a dura prova», osserva Calzà.
I lavori erano iniziati nel settembre 2020, con un investimento iniziale di 28,4 milioni di euro. Durante un sopralluogo nel novembre 2024, il presidente Maurizio Fugatti aveva annunciato la consegna del blocco D nei primi mesi del 2025 e il completamento dell’intervento entro la fine del 2026.
Il blocco D, dal valore di circa 9,5 milioni, avrebbe dovuto ospitare palestre, aula magna e dodici aule. Una parte dell’edificio è stata resa disponibile nel marzo 2025, ma le difficoltà economiche e operative dell’impresa appaltatrice hanno successivamente determinato l’interruzione dei lavori.
Oggi 59 classi, oltre mille studenti e circa 140 docenti devono dividersi tra la sede centrale, il blocco D, l’ex ospedale, il Conservatorio e l’ex colonia Miralago.
Una situazione che incide direttamente sull’organizzazione delle lezioni, sull’accesso ai laboratori e alle palestre e sulle possibilità di socializzazione. Gli spostamenti tra le sedi sottraggono tempo alla didattica, mentre insegnanti e studenti devono affrontare ulteriori difficoltà logistiche, aggravate nei mesi invernali.
L’interrogazione richiama anche segnalazioni riguardanti manutenzione, servizi igienici, accessibilità per le persone con disabilità e alcune aree del blocco D, sulle quali Calzà sollecita verifiche puntuali. A settembre circa cinquanta docenti avevano già manifestato pubblicamente la propria preoccupazione. Nel frattempo, nel novembre 2025 la Provincia ha incrementato le risorse di oltre due milioni di euro, mentre nell’ottobre scorso sono stati previsti ulteriori 7,35 milioni per la futura ristrutturazione dell’edificio storico.
Ma gli stanziamenti non risolvono l’incertezza sui tempi. Calzà chiede quindi aggiornamenti sulla procedura di risoluzione del contratto con l’impresa, un cronoprogramma attendibile, interventi urgenti sulle sedi utilizzate e un incontro pubblico con studenti, famiglie, personale scolastico e amministrazioni locali. «Dopo anni di disagi, gli annunci e gli stanziamenti devono tradursi in risultati».
La richiesta è chiara: conoscere quando ripartiranno i lavori e quando il Maffei potrà finalmente tornare a essere una scuola unitaria e funzionale. Perché, conclude Calzà, «la precarietà non può diventare la normalità». (n.f.)










