Variante di Torbole, “Voce Comune” cambia rotta: «Sì alla soluzione C»

Redazione06/11/20265min
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Prima il sostegno alla soluzione D, oggi la convergenza sulla C. Voce Comune per Arco e Voce Comune per Riva chiariscono la propria posizione sulla Variante di Torbole, rivendicando una scelta maturata attraverso il confronto e gli approfondimenti. E respingono le accuse politiche seguite all’assenza dei rappresentanti rivani durante il Consiglio comunale.

 



 

Sulle grandi opere, cambiare idea non significa necessariamente cambiare bandiera. Può significare prendere atto di nuove valutazioni, misurarsi con le esigenze del territorio e cercare una sintesi dove per decenni hanno prevalso le divisioni. È questo il messaggio che Voce Comune per Arco e Voce Comune per Riva – attraverso le parole di Elisabetta Aldrighetti – affidano a una presa di posizione congiunta sulla Variante di Torbole, schierandosi a favore della soluzione C, con il collegamento verso la Maza, e chiedendo all’Alto Garda di presentarsi unito davanti alla Provincia. Un pronunciamento che arriva dopo la discussione in Consiglio comunale a Riva del Garda sulla mozione presentata dalla consigliera Renza Bollettin, approvata a fine ottobre, contraria allo sbocco della Variante al Linfano e favorevole alle alternative verso la Maza. Un passaggio che segue l’indirizzo già espresso dal Consiglio comunale di Arco, pur con alcune differenze nelle preferenze tra i tracciati.
La novità politica riguarda soprattutto l’evoluzione della posizione di Voce Comune. In passato, infatti, il movimento aveva pubblicamente sostenuto la soluzione D, quella con uscita al Linfano. Oggi la valutazione è diversa. «In passato eravamo intervenuti pubblicamente esprimendo il nostro sostegno alla soluzione D; una posizione supportata dalle valutazioni allora disponibili», spiegano i rappresentanti delle due realtà civiche.
Il cambio di orientamento viene motivato con la necessità di superare posizioni precostituite e individuare un progetto sostenibile, concretamente realizzabile e condiviso.
La genesi di questa convergenza affonda nel confronto riaperto negli ultimi mesi tra amministrazioni locali, categorie economiche e Provincia. Arco aveva già indicato la preferenza per la soluzione C1, con la C2 in subordine, mentre il dibattito territoriale si è progressivamente concentrato sulle alternative alla prevista uscita al Linfano.
«Uno dei problemi che da sempre ostacolano la realizzazione delle grandi infrastrutture nell’Alto Garda è proprio la mancanza di una visione condivisa tra i diversi enti territoriali», osservano i due gruppi. Da qui l’invito a superare divisioni che, a loro giudizio, non hanno favorito la realizzazione di opere attese da decenni.
Non manca il capitolo politico. Voce Comune respinge le critiche di alcuni esponenti della maggioranza rivana, che avrebbero interpretato l’assenza del gruppo dalla seduta consiliare come una mancanza di interesse o di coraggio. L’assenza, precisano, era stata comunicata preventivamente e riguardava l’intera seduta, non soltanto la mozione sulla Variante. «Il confronto politico deve rimanere sui contenuti e non trasformarsi in un processo alle intenzioni», spiegano.
Piena condivisione anche sulla richiesta di stralciare dalla pianificazione territoriale il tunnel est-ovest sotto il Monte Brione, per le possibili conseguenze ambientali e viabilistiche sulla zona di Sant’Alessandro. Una posizione che Voce Comune collega al proprio sostegno alla delibera comunale 104/2022.
La presa di posizione arriva in una fase decisiva dell’iter. Il 6 novembre, alle 20.30, è prevista a Nago-Torbole l’assemblea pubblica promossa nell’ambito della consultazione preliminare ambientale, mentre il 10 novembre è annunciata la Conferenza dei servizi. La conclusione dei due movimenti civici è un appello alla responsabilità collettiva: «È importante che finalmente l’Alto Garda riesca a parlare con una voce sola davanti alla Provincia, avanzando una richiesta chiara e condivisa».
Una convergenza politica che ora dovrà misurarsi con la complessità delle valutazioni tecniche, ambientali ed economiche. Perché il consenso territoriale può rappresentare un punto di partenza importante, ma non sostituisce le decisioni progettuali ancora da assumere. (n.f.)