L’ex sindaco Bosetti: «L’idroelettrico dia più spazio ai territori»

Il tema delle grandi concessioni idroelettriche è tornato al centro del dibattito trentino, riporta Mariano Bosetti, sindaco di Calavino dal 1990 al 2010, da una discussione avviata già molti anni fa tra gli amministratori della Valle dei Laghi.
«Durante le frequenti riunioni dei sei sindaci per la stesura della bozza di statuto della Comunità di valle – ricorda Bosetti – era stata affrontata, su iniziativa del sindaco di Vezzano Eddo Tasin e con il supporto di una consulenza legale, la questione delle grandi concessioni idroelettriche, fra cui quella di Santa Massenza, la cui scadenza era prevista nel 2010».
L’obiettivo degli amministratori locali, spiega l’ex sindaco, era ottenere una partecipazione dei territori nella futura gestione, riconoscendo il peso sopportato dalla valle e in particolare dalle aree di Santa Massenza e Toblino in seguito alla realizzazione delle grandi opere idroelettriche nel secondo dopoguerra.
Alla base del ragionamento vi era anche il quadro normativo. L’articolo 25 del Regio decreto 1775 del 1933 stabiliva infatti che, alla scadenza delle grandi derivazioni idroelettriche, determinate opere passassero senza compenso al demanio pubblico. Con le norme di attuazione dell’Autonomia, le competenze sul demanio idrico e sulle grandi derivazioni furono poi attribuite alle Province autonome. La scadenza delle concessioni Enel in Trentino era fissata al 31 dicembre 2010.
«La nostra idea – prosegue Bosetti – era che nella grande partita dell’idroelettrico fossero coinvolti soprattutto quei Comuni che per decenni avevano sopportato un pesante depauperamento ambientale. Si parlava allora di territorializzazione dell’energia: una parte dei benefici economici avrebbe dovuto ritornare ai territori che avevano pagato il prezzo dell’industrializzazione degli anni Cinquanta».
La strada intrapresa fu però differente. Nel 2008 venne costituita Hydro Dolomiti Enel: Enel Produzione cedette a Dolomiti Energia il 51 per cento della nuova società, mantenendo il restante 49 per cento. Alla società furono conferite 14 concessioni di grande derivazione e 22 centrali idroelettriche. La Provincia prorogò poi le concessioni fino al 31 dicembre 2020.
Ed è proprio su questo passaggio che si concentra la critica dell’ex sindaco. «È discutibile – sostiene Bosetti – che non si sia trovato uno spazio diretto, in termini di partecipazione, per i piccoli Comuni e soprattutto per quelli maggiormente penalizzati dalla presenza delle grandi opere idroelettriche».
Bosetti richiama anche la composizione di Dolomiti Energia, nella quale all’epoca erano presenti soggetti pubblici e privati. Al momento dell’accordo del 2008 figuravano tra i principali azionisti Tecnofin Trentina, Trentino Servizi, FT Energia e Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, oltre ad alcune utilities locali e soci industriali privati.
Secondo l’ex primo cittadino la questione di fondo rimane quindi quella del rapporto tra produzione idroelettrica e territori che ospitano impianti, bacini e infrastrutture.
«Ai piccoli Comuni – conclude Bosetti – non venne riconosciuta quella partecipazione diretta che avevamo immaginato. A mio avviso sarebbe stato preferibile consentire ai territori di beneficiare autonomamente di una parte dei profitti della produzione elettrica, anziché limitare il rapporto con la Provincia al sistema dei contributi. È una questione che oggi torna di grande attualità: capire quanto della ricchezza prodotta dall’acqua debba ritornare direttamente alle comunità che convivono con queste opere da decenni».










