Beppe e Arco, cinquant’anni di amicizia: nella sua “seconda casa” sposa Annamaria

Ci sono legami che nascono quasi per caso, magari sotto una grande tenda degli Alpini, e poi attraversano mezzo secolo senza sciogliersi. Cambiano le stagioni, passano le feste, crescono figli e amici, qualcuno se ne va, ma certe amicizie rimangono. Quella tra Giuseppe “Beppe” Tartaglino e Arco è una di queste storie. E forse non poteva esserci luogo più naturale della città gardesana per celebrare, a 76 anni, il suo matrimonio con Annamaria Maschio.
La cerimonia, semplice e raccolta, alla presenza di amici di Arco e parenti piemontesi, si è svolta a Palazzo Giuliani davanti all’assessora Roberta Prandi. Beppe si è presentato con l’inseparabile cappello da alpino e una maglietta che raccontava, da sola, una parte importante della sua vita: vi erano raffigurati il figlio Stefano, recentemente scomparso dopo una malattia, e l’amico arcense Lorenzo “Gnochét” Ischia, morto due anni fa. Due persone che non potevano essere fisicamente accanto a lui in un giorno così importante, ma che Beppe ha voluto comunque portare con sé.
Per capire perché un piemontese di Vigliano d’Asti abbia scelto proprio Arco per sposarsi bisogna tornare indietro di mezzo secolo, fino a un’adunata degli Alpini a Torino. Tartaglino aveva 26 anni e a disposizione una tenda enorme. A un certo punto vide arrivare un camion carico di attrezzature. A bordo c’erano alcuni alpini arcensi, tra loro Elio “Bacom” Santoni. Beppe li invitò a non scaricare nulla: nella sua tenda c’era posto per tutti. Un gesto semplice, quasi insignificante se visto in quel momento. Invece fu l’inizio di cinquant’anni di amicizia.
Da allora la città di Arco entrò nella vita della famiglia Tartaglino. Beppe cominciò a frequentarla più volte all’anno, portando con sé la moglie e i figli fin dalla tenera età. Le ferie, i fine settimana – spesso anche tre al mese – e soprattutto le occasioni di festa diventavano un motivo per tornare. «Praticamente abbiamo fatto un connubio con questa città», racconta. Un legame tanto forte da fargli definire oggi Arco «la mia seconda patria».
E ad Arco Beppe non è mai rimasto spettatore. Ha vissuto i Carnevali da protagonista nel gruppo dei Burloni di Elio “Bacom”, partecipato alle feste di Sant’Anna e condiviso decine di momenti con gli amici arcensi. Tra i ricordi più divertenti conserva quello del Gran Carnevale con Maria Giovanna Elmi madrina della manifestazione. Vedendo il carro, la showgirl espresse il desiderio di salirvi: non ebbe quasi il tempo di finire la frase che si ritrovò a bordo, aiutata dall’entusiasmo del gruppo.
Ma il filo più resistente è sempre rimasto quello degli Alpini. Tartaglino, pur essendo iscritto a Vercelli, sezione della quale è stato anche caposezione, da una trentina d’anni fa parte anche del gruppo di Arco e quando recentemente si è trovato nella condizione di dover scegliere una sola appartenenza non ha avuto dubbi: ha scelto la Città delle Palme.
Anche l’amore con Annamaria porta, in qualche modo, verso il Garda. I due erano amici di famiglia da molti anni. Dopo la scomparsa del marito di lei, stroncato da una grave malattia, e della moglie di Beppe, quell’antica amicizia si è lentamente trasformata in qualcosa di diverso. Beppe aveva già fatto conoscere Arco anche ad Annamaria così, quando è arrivato il momento di dare forma ufficiale alla loro unione, la scelta è sembrata quasi scritta: sposarsi proprio qui.
Nella vita professionale Tartaglino è (ancora…) amministratore delegato di un’azienda piemontese che opera nel settore dei prodotti per l’agricoltura e petroliferi. Ma nella sua lunga frequentazione arcense contano soprattutto i nomi, i volti e le amicizie. Per anni ha soggiornato all’Hotel Sole oppure a casa dell’amico Lorenzo “Gnochét” Ischia, a Massone.
Ed è forse questa la parte più bella della storia. Cinquant’anni fa, sotto una tenda a Torino, nessuno avrebbe potuto immaginare dove avrebbe portato quell’invito rivolto a un gruppo di alpini arrivati da Arco. Carnevali e feste, migliaia di chilometri percorsi avanti e indietro dal Piemonte, figli cresciuti conoscendo quelle strade e amici diventati famiglia. Ha attraversato anche il dolore e le assenze fino ad arrivare a Palazzo Giuliani dove Beppe, con il cappello da alpino in testa e Annamaria al suo fianco, ha aggiunto un nuovo capitolo a una storia cominciata cinquant’anni fa.
Non ha mai ricevuto la cittadinanza arcense ma dopo mezzo secolo c’è un altro riconoscimento di egual valore: quello che una comunità concede attraverso l’amicizia e il senso di appartenenza.












