Alto Garda, il 2% dei residenti seguito dalla Caritas: «Non voltiamoci dall’altra parte»

Redazione13/09/20263min
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Dietro l’immagine ordinata, turistica e apparentemente prospera dell’Alto Garda esiste una fragilità molto più silenziosa. È quella delle famiglie che faticano a sostenere affitti, bollette e spese quotidiane, spesso senza raccontarlo, per pudore o dignità.
A riportare l’attenzione su questa realtà è Loredana Mascaro, consigliera comunale di Campobase a Riva del Garda e presidente della Commissione Mobilità e Ambiente, che ha commentato pubblicamente il progetto dell’Emporio solidale Caritas destinato ad aprire due sedi, una ad Arco e una a Riva.
Le sue parole partono proprio da una contraddizione evidente: «Nel nostro territorio, così bello e apparentemente prospero, esistono fragilità che spesso non si vedono».
Le case curate, le vie ordinate, il turismo vivace possono restituire l’immagine di una comunità senza grandi difficoltà. Ma, osserva Mascaro, «dietro molte porte ci sono famiglie che ogni mese affrontano affitti troppo alti, spese che crescono, bilanci che non tornano».
E i numeri raccontano quanto il fenomeno sia concreto.
Nel 2025 le cinque Caritas interparrocchiali dell’Alto Garda e Ledro, riferite complessivamente a 29 parrocchie, hanno seguito 416 nuclei familiari, per un totale di 1.042 persone. Sono stati distribuiti 2.700 pacchi viveri, con il coinvolgimento di 101 volontari.
Tradotto sul territorio, significa circa il 2% della popolazione residente.
Sul versante di Arco sono stati accompagnati 154 nuclei familiari, pari a 357 persone; nell’area gravitante su Riva, invece, 262 nuclei, per complessive 685 persone.
«Queste non sono statistiche. Sono storie. Sono vite che hanno trovato ascolto e sostegno», sottolinea Mascaro.
Ed è proprio dentro questa fotografia sociale che acquista significato il nuovo Emporio solidale Alto Garda e Ledro, che nascerà in due sedi: a Villa Tabor ad Arco e nei locali della chiesa di San Giuseppe, al Rione De Gasperi, a Riva.
L’idea supera il modello tradizionale del pacco viveri. Le famiglie potranno accedere ai prodotti attraverso un sistema a punti, scegliere ciò che serve davvero e, con l’accompagnamento dei volontari, imparare a gestire meglio risorse e spese.
Per Mascaro questa è la parte più importante: «Le nuove sedi non sono solo luoghi dove ritirare beni di prima necessità. Sono spazi che restituiscono autonomia, scelta, rispetto».
Il ringraziamento va a Caritas, parrocchie e volontari, ma il messaggio si allarga alla comunità intera. «Non voltarsi dall’altra parte. Prestare attenzione. Guardare con più profondità ciò che ci circonda». Perché la fragilità economica non ha sempre un volto riconoscibile. Può abitare accanto a noi, nella porta vicina, nella famiglia che incontriamo ogni giorno.
E l’Emporio solidale, conclude Mascaro, è sì una risposta concreta, ma anche un principio collettivo: «Nessuno deve sentirsi solo». (n.f.)