Siccità, Calzà e Zanella (PD): «I sacrifici non ricadano soltanto sui fiumi»

Redazione11/08/20263min
The natural beauty of aquatic revitalization



 

Quando l’acqua comincia a mancare, qualcuno deve inevitabilmente fare un passo indietro. Ma «il sacrificio deve essere ripartito: non può ricadere soltanto sui corsi d’acqua e sui loro ecosistemi». Nel cuore di un’estate bollente, con caldo e siccità che stanno mettendo sotto pressione anche il Trentino, i consiglieri provinciali del Pd Michela Calzà e Paolo Zanella portano la questione dell’acqua sui banchi della politica provinciale.
Lo fanno con un’interrogazione che parte dalle difficoltà dell’agricoltura, ma allarga immediatamente lo sguardo alla tutela dei fiumi e alla produzione idroelettrica.
«La siccità colpisce duramente l’agricoltura e richiede risposte urgenti – sottolineano Calzà e Zanella –. Ma ridurre il deflusso minimo vitale non può diventare la scorciatoia per affrontare emergenze ormai ricorrenti».
Secondo i due consiglieri è necessario cambiare anche prospettiva, cominciando dalle parole: non più soltanto “deflusso minimo vitale”, ma “deflusso ecologico”, ovvero la quantità d’acqua necessaria affinché un corso d’acqua e il suo ecosistema possano continuare a vivere e funzionare.
A sostegno delle proprie preoccupazioni Calzà e Zanella richiamano il CIRF, secondo il quale deroghe introdotte come eccezionali rischiano di trasformarsi in misure ordinarie. E ricordano l’allarme del mondo della pesca: minori portate significano acque più calde e meno ossigenate, con possibili conseguenze anche letali per la fauna ittica.
Il nodo, però, è quello della distribuzione dei sacrifici. «L’agricoltura va tutelata, ma nel rispetto dell’equilibrio fra tutti gli usi». E quando l’acqua scarseggia, sostengono i consiglieri dem, anche la produzione idroelettrica deve essere chiamata a fare la propria parte.
Da qui la richiesta alla Giunta provinciale di rivedere il provvedimento introducendo limiti temporali e orari, soglie ecologiche inderogabili e controlli pubblici sulle portate, aprendo contemporaneamente un confronto strutturale con tutti i soggetti interessati.
Perché, concludono Calzà e Zanella, la crisi climatica sta cambiando le regole del gioco e impone programmazione e trasparenza: «L’acqua lasciata al fiume non è una risorsa sottratta all’uomo: è la condizione perché il fiume resti vivo». (n.f.)