Caos al ponte di Arco: l’ex assessore di Riva Matteotti rilancia il sottopasso ciclabile

Redazione03/08/20265min
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Il dibattito sul futuro del ponte storico di Arco continua ad allargarsi e, dopo la raccolta firme promossa da Fucina Comune contro il progetto delle passerelle provvisorie, arriva ora una nuova presa di posizione destinata ad alimentare il confronto. A intervenire è l’ingegnere Pietro Matteotti, ex assessore ai lavori pubblici di Riva del Garda (giunta Santi), che propone una riflessione tecnica sul tema della mobilità ciclabile, mettendo a confronto quanto previsto ad Arco con le soluzioni adottate lungo altri tratti della rete ciclopedonale dell’Alto Garda.
Secondo Matteotti, il nodo del ponte storico rappresenta un’occasione mancata per affrontare in modo strutturale la sicurezza di pedoni e ciclisti. «Il ponte di Arco privilegiava le biciclette nell’attraversamento della Statale, pur senza risolvere completamente la pericolosità dell’incrocio», osserva l’ex assessore, sottolineando come il nuovo assetto viabilistico, con l’introduzione dell’impianto semaforico, abbia invece modificato quell’equilibrio.

 

 

Nel suo intervento, Matteotti richiama il recente progetto della UF18 di Torbole, dove la mobilità leggera è stata valorizzata attraverso attraversamenti ciclabili e pedonali dedicati. Un modello che, a suo giudizio, avrebbe potuto ispirare anche l’intervento arcense. «Ad Arco invece si toglie l’attraversamento dedicato in azzurro e si installa al ponte un impianto semaforico con fasi insopportabili, togliendo la precedenza ai ciclisti», afferma.
L’ex assessore rilancia quindi un’ipotesi già discussa in passato: realizzare un percorso ciclopedonale protetto lungo la sponda destra del Sarca, sfruttando il passaggio sotto il ponte, sul modello dell’attraversamento esistente a Torbole in prossimità del Mecki Bar. «Il Parco fluviale della Sarca sistemi e realizzi il percorso ciclopedonale passando sotto il ponte. Sarebbe un’opera indispensabile, capace di risolvere gran parte dei problemi, tutelando ciclisti e pedoni», sostiene Matteotti.
Neppure l’eventuale obiezione legata ai vincoli idraulici convince il tecnico rivano. «Non ci vengano a dire che i Bacini Montani non approverebbero il progetto. In caso di allerta meteo o di necessità, il sottopasso verrebbe semplicemente chiuso con una transenna o con barriere comandate da remoto, tornando temporaneamente alla situazione attuale».
L’intervento si inserisce in un confronto già particolarmente acceso.
Nei giorni scorsi Fucina Comune aveva infatti annunciato una raccolta firme per chiedere una revisione del progetto delle due passerelle ciclopedonali provvisorie previste durante il restauro del ponte storico. Il movimento aveva contestato la gestione della viabilità, denunciando code, rallentamenti, disagi per residenti e attività economiche, criticando la nuova regolazione semaforica e chiedendo anche un monitoraggio della qualità dell’aria nell’area interessata dai lavori.
Dal canto suo, la giunta guidata dalla sindaca Arianna Fiorio ha sempre difeso la scelta progettuale, così come ereditato dalla precedente amministrazione Betta, ricordando che l’intervento è stato definito in stretta collaborazione con la Provincia e con il Servizio Bacini Montani, con l’obiettivo di garantire la sicurezza del cantiere e, al tempo stesso, mantenere percorribile un collegamento strategico durante il delicato restauro del ponte storico. La giunta ha inoltre ribadito che il progetto rappresenta il punto di equilibrio individuato tra le esigenze della mobilità, la tutela del manufatto storico e i vincoli tecnici e idraulici dell’area.
L’intervento dell’ingegnere Pietro Matteotti aggiunge ora un nuovo tassello al confronto pubblico. Questa volta non sul terreno dello scontro politico, ma su quello delle possibili alternative progettuali, riaprendo una discussione destinata ad accompagnare ancora a lungo uno dei cantieri più delicati e simbolici per la viabilità di Arco.
(n.f.)