«Chiunque chiede aiuto va soccorso»: la storia di Adamello Collini, morto nei lager nazisti

Adamello Collini si chiama come una montagna, e, forse, basterebbe questo nome a dire tutto della guida alpina morta nel campo di concentramento di Melk (Mathausen) nel febbraio del 1945.
Adamello nasce il 19 luglio 1890 a Pinzolo, figlio della guida alpina Libero Collini e di Fortunata Perini. Fin da piccolo Adamello frequenta la montagna e nel 1911, a 21 anni, sostiene l’esame per diventare guida alpina. Nel dopoguerra Collini si rimbocca le maniche per costruire un rifugio in Val Genova, tra i gruppi montuosi Adamello e Presenella. Purtroppo una valanga spazza via la prima costruzione, ma Adamello Collini riesce a costruire il suo rifugio in un luogo più riparato e lo inaugura nel 1932 con il nome di “Rifugio Bédole”. Questo stesso posto diverrà, durante la Seconda Guerra Mondiale, un varco di libertà per chi fugge dai nazisti. Con l’armistizio del settembre ’43, infatti, le provincie di Trento, Bolzano e Belluno vengono incorporate nell’Alpenvorland e passano sotto il controllo dei tedeschi. Dalla primavera dell’anno successivo la Val Genova diventa uno snodo di passaggio fondamentale per disertori della Wermacht, piloti alleati, antifascisti ed ebrei che scappano in Svizzera per salvarsi dalla violenza nazista. Adamello Collini accoglie queste persone e le guida tra i sentieri di montagna con l’umiltà e la semplicità di chi fa il suo lavoro e aiuta chi ha bisogno. Presto la voce si diffonde e le SS decidono di indagare.

Il 25 settembre 1944 al Rifugio Bédole la polenta viene rimestata nel paiolo mentre Gemma Collini finisce di preparare la cena. Verso le 19 la porta della cucina si apre e si presenta un anziano tedesco che qualche tempo prima si era presentato come disertore. L’uomo dice di aver portato altri camerati, disertori come lui, che cercano rifugio e una via di fuga. Gemma Collini li invita ad entrare e corre a chiamare il padre Adamello e il fratello Remo. Come questi arrivano, cinque militari delle SS irrompono nel rifugio al grido di «Polizia germanica. Mani in alto». Iniziano quindi le violenze e gli interrogatori che coinvolgono, oltre ai Collini, due alpigiani che collaboravano con Adamello: Attilio Sereni e Bortolo Donati. Sereni viene picchiato brutalmente dai tedeschi, ma non parla. Le SS passano quindi a interrogare Adamello Collini che risponde mite: «Come guida ho il dovere d’indicare la via esatta a chiunque mi chieda informazioni sull’itinerario da seguire»
«E gli aiuti che avete dato ai disertori?» insiste il Feldwebel Swarz delle SS.
«Chiunque abita e conosce la montagna non nega aiuto a chiunque, sia egli soldato o disertore» replica Adamello coerente con la sua condotta.
«Voi sapete che è proibito dal Codice di guerra ospitare ed aiutare traditori! Di indicare loro un itinerario esatto seguendo il quale essi avrebbero potuto sfuggire alle nostre ricerche. Voi pure siete un traditore al pari di loro!» insiste Swarz.
«Non sono a conoscenza del Codice di Guerra – replica Collini – ma, qualora lo conoscessi, al di sopra di questo Codice vi è una Legge che, anziché proibire, ordina di ospitare, in questi luoghi selvaggi, chiunque chiede aiuto. È la legge di Dio».
La condotta di Adamello colpisce le SS che decidono di non condannare il figlio Remo. Per Adamello, Attilio e Bortolo, invece, la destinazione è un campo di concentramento in cui scontare il prezzo della loro integrità. La stessa integrità commovente che impedisce ad Adamello di fuggire quando l’appuntato Luigi De Bitoni gliene offre l’occasione. Adamello Collini sa che la sua fuga comporterebbe la morte di De Bitoni, la cui moglie è incinta, e la persecuzione della sua stessa famiglia, quindi sceglie di continuare a camminare in fila indiana per l’ultima volta tra le sue amate montagne.
Adamello Collini muore il 12 febbraio 1945 e cinquantacinque anni dopo, nell’estate del 2000, vien insignito della Medaglia d’oro al Merito Civile. Ad oggi il Rifugio Adamello Collini “Al Bédole” sopravvive gestito dai suoi discendenti e continua ad accogliere chiunque abbia bisogno di rifugio e ristoro tra le montagne tanto care ad Adamello.










