“En dialèt al més” ad Arco: Francesca Mozzi presenta “Le me raìss”

La poesia dialettale torna protagonista ad Arco con un nuovo appuntamento di “En dialèt al més”, la rassegna dedicata alla cultura e alla tradizione locale. L’incontro è in programma martedì 19 maggio alle 17.30 alla libreria Libreria Cazzaniga, dove Francesca “Mimi” Mozzi presenterà il suo libro Le me raìss. Al termine è previsto anche un buffet offerto dall’autrice. L’ingresso sarà libero.
Nata ad Arco e profondamente legata ai ricordi della sua infanzia, Francesca Mozzi porta avanti da anni la passione per il dialetto e per la scrittura poetica. Socia dell’associazione culturale Associazione culturale Giacomo Floriani, nel suo libro raccoglie emozioni, immagini e frammenti di una vita vissuta tra famiglia, lavoro e tradizioni popolari.
Fondamentale, nei suoi ricordi, la figura della nonna paterna. «Ci teneva tutti insieme parlando soltanto in dialetto», racconta Mozzi, spiegando come proprio da quelle atmosfere sia nata la volontà di recuperare e valorizzare quella parlata attraverso la poesia.
Dopo le scuole medie Francesca frequenta un istituto per interpreti, seguendo la strada aperta dai genitori, impegnati nel settore turistico con il ristorante “Al Sole” di Riva del Garda. Negli anni successivi gestisce anche il bar “Alla Costa” in via Segantini ad Arco, per poi lavorare all’Albergo al Ponte di Dro, vicino al ponte sul fiume Sarca. Un’esperienza intensa, vissuta con grande dedizione e giornate di lavoro lunghissime, rese più semplici dalla conoscenza delle lingue straniere.
Proprio a Dro conosce il marito Inigo, compagno di vita e di viaggi. Con l’arrivo della pensione, infatti, Francesca si dedica a lunghe esperienze all’estero, senza però perdere il legame con le proprie radici. Ed è proprio da lì che nasce Le me raìss: un ritorno ai ricordi di un tempo, quando la vita seguiva ritmi più semplici e autentici.
Oltre alla scrittura, Francesca Mozzi coltiva molte passioni nel tempo libero, dalle bocce al golf, passando per bridge e burraco. Ma il dialetto resta il filo conduttore più forte, uno strumento per custodire memoria, identità e tradizioni locali.










