Ciclovia del Garda, la battaglia ambientalista prosegue

Dal lago, dicono, si vede tutto. E soprattutto si capisce meglio. È da questa prospettiva che il Coordinamento Tutela Ambiente Alto Garda e Ledro ha voluto mostrare lo stato dei lavori della Ciclovia lungo la sponda trentina occidentale del Lago di Garda. Un sopralluogo in battello partito da Riva del Garda che ha coinvolto cittadini, rappresentanti istituzionali e semplici curiosi. Un’ora di navigazione per osservare da vicino cantieri, falesie e aree ad alta sensibilità ambientale, dalla Val di Gola fino al Ponale.
Bonometti: “Danni nascosti, progetto da fermare”
Per Marina Bonometti, tra le voci più attive del Coordinamento interregionale, il punto è chiaro: «Abbiamo mostrato criticità che dalla strada non sono visibili». Tra queste, tre dissesti geologici già registrati lungo il tracciato.
Sotto accusa, in particolare, la zona della Val di Gola dove, secondo quanto illustrato durante il sopralluogo, materiali di cantiere sarebbero stati accumulati sui versanti a poca distanza dal lago. «Il danno è ambientale, con perdita di biodiversità e possibili forme di inquinamento», spiega.
Bonometti parla apertamente di “sfregio irreversibile” per un’area di pregio naturalistico. E rilancia una richiesta netta alla Provincia: «Fermarsi ora è ancora possibile».
Esposto in Procura: il fronte si sposta anche sul piano legale
La mobilitazione non si limita alle iniziative pubbliche. Il Coordinamento ha infatti recentemente depositato un esposto alla Procura di Rovereto, chiedendo di fare luce sui lavori e sui possibili impatti ambientali lungo il tracciato.
Un passaggio che segna un ulteriore livello dello scontro, portando la questione anche sul piano giudiziario, oltre che politico e territoriale.
Costi e sicurezza: “Un’opera fuori scala”
Il tema economico è centrale. Il tratto in falesia, secondo i dati citati dagli ambientalisti, arriverebbe a circa 17mila euro al metro. Una cifra che, confrontata con la media delle piste ciclabili, alimenta le critiche.
Ma è soprattutto il rischio idrogeologico a preoccupare. «La roccia è instabile», sottolinea Bonometti. «Intervenire significa alterare equilibri delicatissimi».
Matteotti: “Impatto evidente, paesaggio compromesso”
Sulla stessa linea Paolo Matteotti, del Coordinamento ambientale Alto Garda. «Il battello era pieno. Segno che la preoccupazione è diffusa», racconta.
Durante il sopralluogo l’attenzione si è concentrata su più punti critici: la riserva della Val di Gola, le falesie a picco sul lago, le aree lungo la Gardesana dove sono stati abbattuti cipressi storici. «Per ridurre i rischi stanno aumentando reti e opere di contenimento. Ma l’impatto paesaggistico è pesantissimo».
La proposta: mobilità integrata e via d’acqua
Dal fronte ambientalista viene ribadita la proposta alternativa: intermodalità e battelli, anche elettrici, per collegare i tratti più delicati tra Riva, Torbole e le altre località gardesane.
Il confronto resta aperto
Il sopralluogo non chiude il dibattito. Lo rilancia. Tra cantieri, ricorsi e alternative possibili, la Ciclovia del Garda resta al centro di una scelta complessa: sviluppo o tutela. E il confronto, ora, passa anche dalle aule di tribunale.






























