La vacanza non è più consumo ma esperienza, gli Albergatori devono evolversi

Redazione29/04/20263min
RISTORANTE HOTEL STAGIONALI


 

È il professionista della reazione e dell’azione. Controlla ogni piccolo dettaglio del buffet, sfiora le tovaglie per percepire le giuste pieghe della stiratura, dirime le tensioni tra il personale, gestisce i fornitori, pensa ai conti e all’accoglienza. E se serve sblocca perfino l’ascensore, perché non c’è tempo da perdere. Le necessità dell’ospite prima di tutto. È l’identikit dell’albergatore, con il suo bagaglio di esperienza maturato in anni di ‘prima linea’.
“Ma il mercato si è evoluto e continua ad evolversi, richiedendo all’imprenditore turistico di compiere un passo in avanti ed essere sempre più manager, non il criceto nella ruota”, avverte Denis Siric, direttore generale della società di consulenza dell’ospitalità Hotel Klinik.

 

 

La strategia del tempo
“Nella vita tendiamo a fare ciò che ci viene bene, non amiamo molto misurarci con le situazioni dove non siamo in grado di esprimerci al meglio – aggiunge Siric -. Tant’è che uno degli aspetti più faticosi per l’albergatore è chiudersi in ufficio, staccare il telefono e pensare lentamente per esempio a come l’evoluzione tecnologica può condizionare o migliorare il business, alle evoluzioni dei mercati, a come posizionarsi rispetto ai competitor e al territorio. Il pensiero lento aiuta a fotografare la visione strategica dell’impresa: dietro un albergo di successo c’è un mindset di successo dell’imprenditore. E il mercato richiede questo approccio perché è cambiato il concetto di vacanza. Fino a 15 anni fa le ferie avevano i connotati, nei tempi e nelle modalità, quasi da prescrizione medica imperniata dalla sola logica del consumo. Oggi invece l’ospite vuole vivere l’esperienza. La camera, il menù, i servizi fanno parte dell’esperienza. Se l’imprenditore non fa questa evoluzione, dettata da un pensiero lento analitico, fatica a stare sul mercato”.

Investire nel “pensiero lento”
Sociologi, economisti e perfino la scienza hanno passato al setaccio il cervello umano per individuare la ‘casa’ del pensiero lento concludendo che ci si dovrebbe investire di più perché è l’antitesi e insieme la soluzione a un sistema sociale fondato sulla rapidità che non permette però di trovare le giuste alternative in momenti, ad esempio, di crisi o di erosione dei fatturati. “Il pensiero lento è una delle leve del posizionamento strategico di un hotel e ne costruisce l’identità per arrivare a un successo diverso quello che possono ottenere altri – sottolinea Siric – Questo tipo di evoluzione porterà risultati perché l’albergatore ha capito che mettersi in discussione porta a un cambiamento di pensiero che genera benessere”.