Lago di Garda, il pesce siluro minaccia biodiversità e lavoro

Redazione01/04/20263min
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La presenza del pesce siluro nel Lago di Garda non è più una novità. È una criticità strutturale che negli anni ha preso forza, fino a diventare oggi una delle principali emergenze per l’equilibrio del lago. L’incontro promosso dall’assessore veneto Dario Bond con pescatori e istituzioni rappresenta un nuovo momento di confronto. Ma anche la conferma di un problema segnalato da tempo, anche nell’area dell’Alto Garda.
Il siluro è una specie invasiva altamente predatoria. Si nutre di pesci autoctoni, si adatta facilmente anche a condizioni difficili e cresce rapidamente. La sua diffusione sta modificando gli equilibri dell’ecosistema, con effetti diretti sulla biodiversità e sulla pesca tradizionale.
Negli ultimi anni, le catture sono aumentate in modo significativo. I pescatori lo segnalano con sempre maggiore frequenza. Non si tratta più di episodi isolati, ma di una presenza stabile e in espansione.

 

Il tema, però, si inserisce in un quadro più ampio. Il Garda, negli ultimi anni, ha già mostrato diversi segnali di sofferenza: dalle fioriture algali ai cambiamenti nella fauna ittica, fino agli effetti sempre più evidenti delle variazioni climatiche. Il siluro si aggiunge a queste criticità, contribuendo ad accentuare uno squilibrio già in atto.
Dalla Regione Veneto emerge una strategia che punta su due fronti: contenere la specie e, allo stesso tempo, valorizzarla dal punto di vista economico. In diversi Paesi del Nord Europa, infatti, il siluro è già inserito nel mercato alimentare, con un prezzo stabile attorno ai 2,50 euro al chilo.
L’obiettivo è costruire una filiera anche sul Garda, offrendo ai pescatori uno sbocco commerciale certo e trasformando almeno in parte il problema in una risorsa. Ma per farlo servono investimenti e una maggiore organizzazione del settore.
La pesca professionale gardesana resta infatti una realtà importante ma fragile, poco strutturata e oggi chiamata ad adattarsi a un contesto in rapido cambiamento. Nuove specie, nuove tecniche, nuove attrezzature.
In questo senso, i fondi europei Feampa possono rappresentare un’opportunità concreta, sia per l’acquisto di strumenti adeguati sia per migliorare la gestione e la conservazione del pescato.
Nel frattempo, torna anche l’attenzione su un’altra criticità già nota: quella dei cormorani. La loro presenza incide soprattutto sul novellame, compromettendo il ricambio delle specie e quindi il futuro della pesca.
Il quadro che emerge è chiaro. Il lago di Garda sta cambiando, sotto la pressione di più fattori. E la gestione delle specie invasive, insieme alla tutela dell’ecosistema e delle attività economiche legate al lago, richiede oggi una visione condivisa e interventi rapidi.
Perché, ormai, l’emergenza non può più essere rimandata. (n.f.)