“Vale di più o costa di più?” Il Consiglio comunale accende lo scontro a Riva

Quattordici sedute di Consiglio comunale in sei mesi. È questo il dato che emerge dal confronto tra il primo semestre dell’amministrazione di centrosinistra autonomista guidata dal sindaco Alessio Zanoni e l’ultimo anno “pieno” della precedente consiliatura di centrodestra. Un confronto numerico che, a partire da una determina della segreteria generale di Palazzo Pretorio, ha acceso il dibattito politico in città, spostando rapidamente il confronto anche sui social network.
I numeri delle sedute e i costi complessivi
Secondo i dati ufficiali, tra giugno e dicembre l’attuale amministrazione ha convocato 14 sedute consiliari, un numero che eguaglia l’intero totale dei consigli comunali svolti nel 2024, ultimo anno completo della precedente amministrazione.
Nel dettaglio, negli ultimi mesi del mandato precedente si erano tenute 5 sedute di Consiglio comunale, affiancate da alcune riunioni di commissione: una per Statuto e Regolamenti, due per Urbanistica, Viabilità e Ambiente. Nei sei mesi successivi alle elezioni amministrative di maggio, invece, l’amministrazione Zanoni ha intensificato l’attività: oltre alle 14 sedute consiliari, si contano numerose riunioni delle commissioni permanenti, dalla cultura allo sport, dall’urbanistica alla mobilità, fino alle politiche sociali e alla casa.
Complessivamente, tra consigli e commissioni, la spesa sostenuta dalle casse comunali ammonta a poco più di 24 mila euro, cifra che include sia la fase finale della precedente consiliatura sia i primi mesi della nuova amministrazione. Le presenze complessive ai 19 consigli comunali del 2025 sono state 255: a ciascuna partecipazione corrisponde un gettone di 82,50 euro lordi, per un costo di circa 21 mila euro legato esclusivamente ai consigli. Il resto della spesa, poco più di 3 mila euro, deriva dai gettoni per le commissioni, con una quota rilevante assorbita dalla commissione urbanistica.
La replica di Loredana Mascaro: «Il Consiglio non è solo un costo»
A difendere la scelta di una maggiore frequenza delle sedute è intervenuta pubblicamente Loredana Mascaro, consigliera comunale di maggioranza e presidente della Commissione Mobilità e Ambiente. In un post diffuso l’8 dicembre, Mascaro ha criticato l’impostazione dell’analisi basata esclusivamente sui costi, sottolineando il ruolo centrale del Consiglio comunale nella vita democratica della città.
Secondo la consigliera, ridurre l’attività consiliare a una semplice voce di bilancio significa «perdere di vista la sua funzione essenziale»: il Consiglio come luogo di discussione, decisione, controllo e rappresentanza della comunità. Mascaro ha inoltre evidenziato una differenza politica tra chi convoca regolarmente il Consiglio e chi, nel corso della precedente consiliatura, avrebbe lasciato numerose mozioni senza risposta.
«Le mozioni inevase non sono numeri – ha scritto – ma temi e richieste dei cittadini rimaste sospese». Da qui la conclusione: un’amministrazione che convoca, discute e rende conto non “costa di più”, ma «vale di più», perché investe in trasparenza, confronto e partecipazione, elementi che Mascaro definisce il cuore della democrazia locale.
La controreplica della Lega: «Più sedute, ma quali risultati?»
Non si è fatta attendere la reazione della Lega Salvini Riva del Garda, che sempre sui social ha adottato un tono ironico e critico nei confronti della nuova amministrazione. Nel messaggio diffuso dal partito si parla di “grande risultato” per l’amministrazione Zanoni, sottolineando però come il raddoppio delle sedute consiliari non venga accompagnato, secondo la Lega, da risultati concreti. Il gruppo leghista richiama l’attenzione sul costo di ogni adunanza, stimato in circa 2.500 euro a carico dei cittadini, e rinvia a un giudizio più complessivo sull’operato dell’amministrazione «più avanti», lasciando intendere che la quantità delle sedute non sia di per sé garanzia di efficacia amministrativa.
Due visioni a confronto
La polemica mette in luce due diverse letture dell’attività istituzionale: da un lato, la maggioranza rivendica la frequenza delle sedute come segnale di apertura, trasparenza e volontà di confronto; dall’altro, l’opposizione chiede di valutare l’azione amministrativa soprattutto in termini di risultati e impatto concreto, richiamando l’attenzione sui costi sostenuti.
Al di là dello scontro politico, i numeri raccontano un Consiglio comunale più attivo rispetto al recente passato. Resta ora aperto il dibattito su come misurare il “valore” di questa attività: se principalmente attraverso i costi e l’efficienza, oppure attraverso la qualità del confronto democratico e la capacità di dare risposte ai cittadini di Riva del Garda. (n.f.)










