Vie ferrate: la SAT frena sulle nuove aperture, priorità alla sicurezza

Redazione20/10/20264min
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Non realizzare nuove ferrate, salvaguardare quelle esistenti e promuovere una frequentazione più consapevole della montagna. È questa la posizione ribadita dalla SAT nel corso del convegno nazionale “Vie ferrate tra paesaggio, economia e loisir”, organizzato a Mori dalle sezioni SAT di Mori e Avio, con il sostegno della SAT Centrale e del CAI, in occasione del cinquantesimo anniversario delle ferrate Ottorino Marangoni di Montalbano e Gerardo Sega di Avio.

 



 

Un appuntamento che ha riunito rappresentanti dell’alpinismo, delle guide alpine, del turismo, del soccorso e delle associazioni ambientaliste, facendo emergere sensibilità differenti sul futuro di queste infrastrutture, sempre più frequentate anche da escursionisti poco esperti.
La SAT gestisce 69 delle circa 90 ferrate presenti in Trentino per complessivi 29,2 chilometri di attrezzature, considerando anche i sentieri attrezzati. Un patrimonio che richiede manutenzione costante, controlli annuali e investimenti significativi.
«Non tutto ciò che è tecnicamente possibile è necessariamente opportuno per la montagna», ha sottolineato il presidente SAT Cristian Ferrari, ribadendo la contrarietà a nuove realizzazioni e la necessità di valutare, in alcuni casi, anche la dismissione dei percorsi esistenti. Una posizione condivisa dal presidente generale del CAI Antonio Montani, che ha richiamato l’attenzione anche sulle conseguenze dei cambiamenti climatici.
Più articolata la posizione di Gianni Canale, presidente del Collegio delle Guide Alpine del Trentino, secondo il quale nuove ferrate non devono essere escluse a priori, soprattutto nei fondovalle, dove possono rappresentare un’opportunità turistica ed economica, purché realizzate nel rispetto dell’ambiente.
Un aspetto evidenziato anche da Silvio Rigatti, presidente di APT Garda Dolomiti, che considera le ferrate un prodotto strategico per il Garda Trentino, capace di favorire la destagionalizzazione e distribuire maggiormente i flussi turistici sul territorio.
Di diverso orientamento Luigi Casanova, presidente di Mountain Wilderness, che ha chiesto di fermare l’ulteriore artificializzazione della montagna, tutelando gli habitat naturali e le aree di riproduzione della fauna selvatica.
Particolarmente significativi i dati presentati dal Soccorso Alpino sulla ferrata di Montalbano. Tra maggio 2010 e agosto 2026 sono stati effettuati 48 interventi, con l’impiego complessivo di 200 tecnici per circa 830 ore di lavoro. Dopo la riapertura del 2014, il 65% dei soccorsi a persone è stato determinato da sfinimento, malori o incapacità di proseguire, mentre le cadute rappresentano il 26%.
Numeri che dimostrano come la presenza di cavi e attrezzature non elimini i pericoli. Lo hanno ricordato Marco Torboli, capostazione del Soccorso Alpino della Vallagarina, e il vicepresidente Johnny Zagonel, evidenziando l’aumento di frequentatori privi di adeguata preparazione.
Nel dibattito è emerso anche il ruolo dei social network, che spesso propongono immagini spettacolari senza spiegare le reali difficoltà degli itinerari, alimentando comportamenti di emulazione.
Il cinquantenario delle ferrate di Montalbano e Avio è diventato così un’occasione per riflettere sul rapporto tra uomo e montagna. La conclusione condivisa è che la valorizzazione turistica debba accompagnarsi alla tutela del paesaggio, alla manutenzione dei percorsi e soprattutto alla cultura della prudenza. Perché affrontare una ferrata significa conoscere i propri limiti e, quando necessario, saper rinunciare.