Videosorveglianza a Nago-Torbole, la minoranza: “Telecamere inutilizzabili, un decennio di promesse mancate”

La sicurezza urbana torna al centro del dibattito politico locale, e lo fa con toni accesi. Il gruppo consiliare di minoranza Rinascita e Sviluppo ha presentato un’interrogazione che suona come un atto d’accusa nei confronti dell’amministrazione comunale guidata, ininterrottamente da dieci anni, dalla stessa maggioranza.
Al centro della contestazione: il sistema di videosorveglianza comunale, annunciato più volte come “priorità” ma, secondo la minoranza, mai realmente attivato.
Promesse in serie, risultati assenti
Nel testo dell’interrogazione, depositata il 14 agosto, i consiglieri ricordano come già nelle Linee Programmatiche 2015-2020 fosse prevista l’implementazione di un sistema di telecamere diffuso sul territorio. Un impegno ribadito, con maggiori ambizioni, anche nel programma 2025-2030: un progetto da oltre 300.000 euro, in parte finanziato dallo Stato, con l’obiettivo di coprire l’intero Comune.
Tuttavia, denunciano, “questa promessa suona come un’eco di impegni passati, mai portati a compimento”.
Microcriminalità e impianti fermi
A rendere ancora più grave, agli occhi della minoranza, la mancata attivazione è il contesto di cronaca recente: negli ultimi anni – e in particolare negli ultimi mesi – Nago-Torbole è stata teatro di ripetuti episodi di microcriminalità.
La lista è lunga: furti di biciclette e autovetture, danneggiamenti a veicoli, effrazioni, comportamenti pericolosi alla guida e persino incidenti con gravi conseguenze. Eppure, sostengono i consiglieri, in nessuno di questi casi si è potuto ricorrere alle immagini delle telecamere comunali, perché “gli impianti risultano perennemente disattivati o inutilizzabili”.
Due episodi recenti – ricordano – avrebbero potuto trovare una svolta investigativa se solo ci fossero state prove video. Invece, la mancanza di registrazioni ha lasciato impuniti i responsabili, con un effetto di “frustrazione e impotenza” nelle vittime.
Il nodo delle risorse
Il documento va oltre la cronaca e mette sotto accusa la pianificazione economica dell’amministrazione. Nella delibera comunale del 21 luglio 2023 era stato approvato un nuovo regolamento per l’utilizzo degli impianti di videosorveglianza, ma – sottolinea la minoranza – non è mai seguito un passo concreto per l’attivazione.
La contraddizione più clamorosa, secondo Rinascita e Sviluppo, emerge dal Documento Unico di Programmazione Semplificato 2026-2028: nella voce “Sistema integrato di sicurezza urbana” le cifre previste sono “zero euro” sia per le spese correnti che per quelle in conto capitale, per tutti e tre gli anni.
“Questo significa che – scrivono i consiglieri – al di là delle promesse di facciata, non esiste alcuna volontà politica concreta di finanziare il sistema di videosorveglianza, condannandolo all’immobilismo anche per il futuro prossimo”.
Otto domande all’assessore
L’interrogazione è indirizzata all’assessore Fabio Malagoli e chiede risposte precise: dall’elenco degli impianti installati e funzionanti alla spesa sostenuta dal 2020 a oggi, passando per le ragioni dell’assenza di fondi nel DUP e la definizione di una tempistica “certa e non più prorogabile” per l’attivazione del sistema.
L’obiettivo dichiarato è quello di “tutelare l’esclusivo interesse pubblico” e di sollecitare un impegno immediato, “alla luce di una decennale inerzia” che – scrivono – “mostra una preoccupante distanza dai bisogni reali dei cittadini”.
Una questione di fiducia
La vicenda si inserisce in un clima in cui la percezione di insicurezza sta crescendo tra residenti e operatori turistici. Se da un lato l’amministrazione rivendica l’attenzione alla sicurezza urbana nei propri documenti programmatici, dall’altro l’opposizione parla di “meri simulacri” di un sistema mai reso operativo.
Sarà ora la risposta dell’assessore a chiarire se e come il progetto potrà finalmente vedere la luce, o se resterà ancora una voce irrisolta nelle cronache politiche locali. (n.f.)