Tutela falesia di Oltrezengol di Nago: Lipu, WWF e SOS Altissimo deluse dalle Istituzioni

Redazione17/07/20265min
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Dopo quattro anni di monitoraggi, incontri istituzionali, presìdi sul territorio e attività di sensibilizzazione, le associazioni Lipu Trentino, WWF Trentino Alto Adige/Südtirol e SOS Altissimo annunciano la fine del presidio volontario della falesia di Oltrezengol, sulla parete Catullo, nel territorio comunale di Nago-Torbole.
Una decisione maturata «con rammarico», spiegano le associazioni, dopo aver constatato quella che definiscono una sostanziale assenza di risposte da parte delle istituzioni competenti nella tutela della biodiversità. «Lasciamo la tutela della falesia in balia dei nuovi barbari», scrivono nel documento con cui tracciano il bilancio di quattro anni di attività, puntando il dito contro l’assenza di interventi da parte di Comune, Provincia e servizi competenti.
Secondo Lipu, WWF e SOS Altissimo, la richiesta avanzata fin dall’inizio era circoscritta: vietare temporaneamente l’arrampicata sportiva durante il periodo riproduttivo dell’avifauna, tra marzo e settembre, nelle aree interessate dalle nidificazioni.
Le associazioni ricordano di aver incontrato più volte il sindaco Gianni Morandi, senza però vedere concretizzate le misure prospettate, tra cui la creazione di una zona temporaneamente interdetta all’arrampicata in prossimità dei siti di nidificazione.

 

 

Oltre 180 ore di monitoraggio
Nel solo 2026 una decina di volontari, birdwatcher ed esperti ornitologi hanno effettuato 32 giornate di monitoraggio, per un totale di circa 180 ore di osservazione con binocoli e cannocchiali.
L’attività ha consentito, spiegano le associazioni, di confermare la presenza del Rondone maggiore, individuato in quattro differenti siti di nidificazione lungo la parete, oltre a documentare il tentativo di nidificazione del Nibbio bruno, poi interrotto a causa del disturbo provocato dalla presenza degli arrampicatori.
Secondo il monitoraggio sarebbe inoltre in corso un tentativo di nidificazione del Falco lodolaio, mentre nel corso dei mesi sono state censite complessivamente oltre trenta specie di avifauna, tra rapaci diurni e notturni e numerosi passeriformi.
Tutte le osservazioni, sottolineano le associazioni, sono state corredate da documentazione fotografica geolocalizzata, trasmessa anche alla Procura di Rovereto attraverso un esposto e una successiva integrazione.

«Nessuno fa rispettare le regole»
Nel documento le associazioni denunciano anche la prosecuzione dell’apertura di nuove vie di arrampicata, con la rimozione di edera e vegetazione rupestre ritenute habitat favorevoli alla nidificazione.
Altro tema riguarda la presenza di corde lasciate stabilmente sulla parete. Secondo gli ambientalisti, tali materiali potrebbero configurare un caso di abbandono di rifiuti ai sensi della normativa ambientale e rappresenterebbero anche un potenziale rischio per l’avifauna.
Da qui la richiesta al Comune di intervenire con un’ordinanza per la rimozione del materiale eventualmente abbandonato.
Le associazioni lamentano inoltre episodi di tensione durante i presìdi, riferendo che alcuni volontari sarebbero stati destinatari di insulti e comportamenti verbalmente aggressivi da parte di alcuni arrampicatori.

«Ora tocca alle istituzioni»
Pur interrompendo l’attività di presidio, Lipu, WWF e SOS Altissimo assicurano che continueranno a frequentare l’area per attività di birdwatching.
L’attenzione si sposterà ora sul piano normativo, con particolare riferimento alla disciplina che regola la chiodatura delle falesie e l’apertura di nuove vie di arrampicata.
Secondo le tre associazioni, la vicenda di Oltrezengol rappresenta un’occasione mancata per dimostrare come tutela della biodiversità e pratica sportiva possano convivere attraverso regole condivise e un’efficace collaborazione tra enti pubblici, mondo dell’arrampicata e associazioni ambientaliste.
La presa di posizione arriva in un momento particolarmente significativo per l’Alto Garda, che nelle prossime settimane ospiterà ad Arco i Campionati mondiali giovanili di arrampicata sportiva, riportando al centro del dibattito il rapporto tra sviluppo dell’attività outdoor e salvaguardia degli ecosistemi naturali. (n.f.)