Sostenibilità e qualità della vita: le scelte che contano e l’appello del vicesindaco di Arco

Redazione28/01/20265min
ARCO PANORAMA CASTELLO


 

Quando si parla di tutela dell’ambiente e di sostenibilità, il pensiero corre quasi automaticamente alla raccolta differenziata e alla gestione dei rifiuti. Un gesto quotidiano importante, ma non sufficiente. A ricordarlo sono i dati dell’ultima indagine di Altroconsumo – Consumer Sustainable Behaviour Index (gennaio 2026) e la riflessione proposta dal vicesindaco di Arco, Marco Piantoni, che invita cittadini e comunità a guardare più in profondità alle proprie abitudini.
Lo studio ha messo a confronto la percezione dei consumatori con la valutazione degli esperti, chiedendo a entrambi di classificare le aree con il maggiore impatto ambientale: alimentazione, mobilità, acqua ed energia in casa, acquisto di prodotti e servizi, gestione dei rifiuti. Ne emerge un divario significativo, che racconta molto di come spesso si sottovalutino le cause principali dell’impatto ambientale.

 

 

Per i cittadini, al primo posto c’è la gestione dei rifiuti, seguita da acqua ed energia domestica e dall’alimentazione; la mobilità viene percepita come l’ambito meno impattante. Gli esperti, invece, ribaltano la classifica: l’alimentazione è indicata come il settore con l’impatto ambientale più elevato, seguita dalla mobilità, mentre la gestione dei rifiuti scende all’ultimo posto.
«Quando pensiamo all’ambiente, la maggior parte di noi indica subito i rifiuti. Ma i dati raccontano una storia diversa», sottolinea Piantoni. Il messaggio è chiaro: la sostenibilità non si gioca solo nella fase finale del ciclo dei prodotti, ma molto prima, nelle scelte di consumo e negli stili di vita quotidiani.

Il nodo centrale è il cibo. Secondo gli esperti, l’alimentazione rappresenta l’area a maggior impatto ambientale, ma nella percezione comune scivola solo al terzo posto. Eppure la produzione alimentare incide in modo significativo sulle emissioni di gas serra – CO₂, metano e protossido di azoto –, sul consumo di acqua e suolo, sulla contaminazione di aria e falde, sulla perdita di biodiversità e sulla pressione sugli ecosistemi naturali. A questo si aggiungono trasporti, refrigerazione, conservazione e sprechi: ogni alimento prodotto e non consumato moltiplica inutilmente l’impatto ambientale.
Da qui l’invito a comportamenti concreti e alla portata di tutti: ridurre il consumo di carne, soprattutto bovina; preferire cibi vegetali, locali e di stagione; acquistare solo ciò che serve per limitare gli sprechi; evitare prodotti ultra-imballati e ultra-processati. Scelte apparentemente piccole, ma decisive se adottate su larga scala.

Anche la mobilità emerge come un ambito cruciale, spesso sottovalutato dai cittadini ma ritenuto dagli esperti tra i principali fattori di impatto. Un tema che riguarda da vicino le politiche locali, l’uso del trasporto pubblico, la mobilità dolce e una pianificazione urbana capace di ridurre spostamenti superflui e migliorare la qualità dell’aria e dello spazio urbano.
«Il rifiuto è l’ultimo anello della catena – ricorda Piantoni – e questo non significa che non sia importante. Ma la vera sostenibilità inizia prima: da ciò che mettiamo nel carrello e nel piatto». Un approccio che lega strettamente ambiente, salute e qualità della vita, e che chiama in causa la responsabilità individuale accanto alle scelte delle istituzioni.
I dati di Altroconsumo e l’appello del vicesindaco Piantoni restituiscono un messaggio semplice ma potente: garantire un futuro migliore passa da una maggiore consapevolezza quotidiana. Cambiare abitudini non è solo un gesto per l’ambiente, ma un investimento sulla vivibilità delle nostre città e sul benessere delle generazioni che verranno. (n.f.)