“Ritorno a Camelot” si farà, Pietramurata blindata

“Ritorno a Camelot” non sarà vietato. Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica non ha individuato elementi giuridici sufficienti per impedire lo svolgimento del raduno organizzato dal “Veneto Fronte Skinheads” nell’area privata dell’Hotel Ciclamino, dal 3 al 6 settembre. Pietramurata sarà però sottoposta a un dispositivo di sicurezza eccezionale, con un impiego previsto tra i 120 e i 150 uomini delle forze dell’ordine.
È l’esito della riunione convocata dalla commissaria del Governo Isabella Fusiello, alla presenza dei vertici di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia locale, oltre ai rappresentanti dell’autorità giudiziaria. Il questore di Trento Nicola Zupo ha chiarito che, accanto ai reparti schierati sul territorio, saranno presenti anche Digos e personale specializzato, con particolare attenzione non soltanto all’ordine pubblico ma al rispetto della legge durante l’intera manifestazione.
Dro aveva chiesto di fermare l’evento
La decisione arriva dopo una mobilitazione istituzionale che negli ultimi giorni ha assunto dimensioni sempre maggiori. La sindaca Ginetta Santoni aveva formalmente chiesto al Comitato di valutare la sospensione dell’evento, richiamando in particolare i profili legati alla sicurezza e all’ordine pubblico. Una richiesta alla quale era stata allegata anche la lettera aperta sottoscritta da alcuni cittadini.
Sul piano politico, però, il passaggio più significativo è avvenuto il 31 agosto, quando, su richiesta della sindaca, la presidente del Consiglio comunale ha convocato i consiglieri in una riunione informale, scelta necessaria per intervenire immediatamente senza attendere i tempi tecnici richiesti per una seduta straordinaria formale.
Da quell’incontro è nato il documento “Dro unito contro neofascismo e nazismo: l’impegno del Consiglio comunale”, condiviso da tutte le forze politiche presenti in aula.
Il testo è stato trasmesso al Commissariato del Governo, al presidente della Provincia, alle Procure di Trento e Rovereto, al questore, ai vertici provinciali di Carabinieri e Guardia di Finanza e al sindaco di Trento.
Il messaggio politico è netto: Dro rivendica i valori democratici e antifascisti della propria comunità e rifiuta ogni forma di odio, intolleranza, nazismo e neofascismo.
Comune: nessuna autorizzazione politica
Parallelamente, l’amministrazione ha continuato a chiarire anche il proprio ruolo amministrativo. Per l’“Evento Rock 2026” gli uffici hanno gestito una SCIA, cioè una segnalazione presentata da un soggetto privato e non un’autorizzazione firmata dal Comune. La sindaca ha più volte precisato di non aver sottoscritto alcun permesso e che l’attuale Giunta non ha adottato atti autorizzativi per “Ritorno a Camelot”. Nelle scorse ore si è svolto inoltre un sopralluogo con la Polizia amministrativa sulle strutture predisposte nell’area del Ciclamino.
Il 3 settembre la risposta antifascista e “pacifica”
Intanto la vicenda ha superato da tempo i confini di Dro. Anpi, Cgil, Cisl, Uil, Arci, Acli, associazioni e altre realtà della società civile hanno chiesto di fermare il raduno, mentre il caso è arrivato anche in Parlamento. Per giovedì 3 settembre è prevista a Pietramurata una mobilitazione antifascista, annunciata come pacifica, alla quale ha già comunicato la propria adesione anche il sindaco di Trento Franco Ianeselli.
Sul territorio, dunque, restano due piani distinti: da una parte un evento privato che le autorità non hanno ritenuto giuridicamente vietabile; dall’altra un’intera comunità politica e civile che ha scelto di marcare pubblicamente la propria distanza da quei riferimenti ideologici.
E adesso Pietramurata si prepara a quattro giorni delicatissimi: non solo per la presenza delle forze dell’ordine, ma perché un piccolo paese dell’Alto Garda diventerà, suo malgrado, il centro di una vicenda ormai nazionale.
(n.f.)










