Rifugio Marchetti sullo Stivo, il gestore organizza la festa dei 120 anni

Redazione08/10/20266min
il rifugio marchetti arco

Centoventi anni di storia non possono essere cancellati da una polemica. E così, dopo settimane di tensioni, prese di posizione e una festa ufficiale annullata, il rifugio Prospero Marchetti sul monte Stivo si prepara comunque a celebrare il suo compleanno. A prendere l’iniziativa è il gestore Alberto Bighellini, che con un lungo e appassionato messaggio pubblicato sui social invita escursionisti, amici della montagna e protagonisti della storia del rifugio a ritrovarsi domenica 18 ottobre, tra musica, polenta e brindisi. Un appuntamento che riporta al centro dell’attenzione ciò che lega da 120 anni il Marchetti alla comunità arcense: la memoria, il volontariato e il senso di appartenenza.

 



 

 

Una festa cancellata, una storia da celebrare
La vicenda è ormai conosciuta. Durante l’estate la SAT centrale, attraverso il presidente Cristian Ferrari, aveva chiesto a Bighellini di rimuovere la bandiera palestinese esposta al rifugio, richiamando il principio delle regole comuni e la necessità di non identificare l’associazione con le scelte personali dei gestori.
Alberto aveva respinto la richiesta, spiegando che quella bandiera rappresentava per lui un gesto di solidarietà umana, non una dichiarazione politica.
Ne era nato un confronto acceso, con associazioni pacifiste, esponenti politici e la sindaca di Arco Arianna Fiorio intervenuti a sostegno del gestore, mentre altre voci, tra cui Voce Comune per Arco, avevano difeso le ragioni della SAT. A settembre era arrivata la decisione della SAT di Arco, presieduta da Tiziano Morandi, di annullare la cerimonia ufficiale del 18 ottobre per evitare possibili contestazioni e strumentalizzazioni. Una scelta criticata anche dal giornalista Andrea Morandi, che l’aveva definita un «pessimo esempio per la comunità», mentre lo storico satino Gilberto Galvagni aveva auspicato un ritorno al dialogo.

Le parole di Alberto: «La mia gestione è solo la punta di un iceberg»
Ora Bighellini sceglie di guardare oltre, affidando ai social parole che raccontano soprattutto il suo legame con la montagna.
«Oggi, 7 ottobre 2026, queste quattro mura sperdute in cima ad una montagna» celebrano 120 anni di «gioie, dolori, amicizie, odi, amori, bombe, guerre, nevicate, temporali, venti, piogge». Il pensiero va a tutti coloro che hanno reso possibile questa lunga avventura: gestori, collaboratori, volontari SAT e frequentatori del rifugio. «In 10 anni di gestione qui dentro sono passate così tante storie che a fatica potrebbero starci in un libro: mi gira la testa quando penso a cosa questo posto ha significato per persone che non ho nemmeno mai conosciuto; mi emoziono tantissimo quando vedo le vecchie foto, di giovani come me, che tra queste mura progettavano e vivevano le loro vite». Poi una considerazione che racchiude il senso del suo messaggio: «La mia gestione è solo la punta di un iceberg di 120 anni di storie».

Tre generazioni sullo Stivo, il compleanno della memoria
Proprio il 7 ottobre, giorno dell’anniversario dell’inaugurazione avvenuta nel 1906, La Busa online aveva raccontato in esclusiva un’altra pagina significativa di questa ricorrenza: l’ascesa al Marchetti di tre generazioni della famiglia Calzà, con Bruno «Piuma», il figlio Simone e il piccolo Michelangelo, alla sua prima volta sullo Stivo.
Un’occasione per collocare sopra la porta una targa commemorativa dedicata a quanti hanno costruito e custodito questa storia. «Prima volta sullo Stivo per il giovane Michelangelo: lo racconterà ai posteri», aveva raccontato con emozione Bruno Piuma Calzà.

Domenica 18 ottobre, tutti invitati
La festa organizzata dal gestore sarà dunque un momento conviviale, distinto dalla cerimonia ufficiale annullata dalla SAT arcense.
Polenta, pasta e «gotti a profusione», con musica dal vivo a partire dalle 13.30. Ma soprattutto un invito speciale: chiunque desideri condividere pubblicamente un ricordo, un episodio o un frammento della propria storia legata al Marchetti sarà il benvenuto.
Perché, dopo 120 anni, il rifugio non è soltanto un edificio a oltre duemila metri di quota. È una casa costruita attraverso generazioni di sacrifici, amicizie e volontariato.
E forse proprio questo è il messaggio più potente e importante che arriva oggi dallo Stivo: le polemiche appartengono al presente, ma la storia di una montagna e della sua gente merita di essere raccontata, custodita e festeggiata insieme. (nf)