Quelle bombe nel Garda, usate anche per gli attentati

L’altro giorno è scattato l’allarme: è stata trovata una bomba nei pressi della spiaggia di Torbole. Infatti è nelle acque del lago di Garda che c’era, e di certo in parte c’è ancora, una vera polveriera. Residuati di ogni tipo, in gran parte inesplosi, delle guerre mondiali, soprattutto della seconda: bombe americane, ordigni e armi della Repubblica di Salò e, soprattutto nell’alto lago, esplosivi, munizioni, bombe scaricate nelle acque dai Tedeschi in ritirata alla fine di febbraio del 1945.
La cosa è nota soprattutto per i recuperi selvaggi e pericolosi che sono stati effettuati anche nella parte di lago trentina fino a metà degli anni ’70, finalizzati a vendite e traffici non sempre limpidi. Una svolta per mettere un po’ d’ordine venne con la Legge del 1975 che vietava la raccolta e la detenzione di armi da guerra. Le acque a sud del porto San Nicolò erano strapiene di ordigni. Fino al 1975 emergevano subacquei con bombe recuperate sul fondo, non si sa se inesplose, e noi ragazzi eravamo lì a guardare meravigliati. I racconti di Aldo “Tajóm” Tavernini sono una testimonianza della diffusione della pericolosa pratica. Noi ragazzi anni ’60 ci tuffavamo dalle “roccette”, dove ora ci sono le scalette della palestra subacquea, e in immersione, a sei o sette o più metri, raccattavamo dal fondo i bastoni neri di balistite che bruciavano come candele. L’entrata in vigore della Legge del ’75 ha dato il via ad una operazione bonifica affidata agli esperti artificieri subacquei della Provincia e la foto che proponiamo mostra una di quelle operazioni di recupero. Il “Tajóm” ricorda che i sub rivani indicavano ai provinciali i posti sul fondo dove le bombe si trovavano a grappoli.
Ma c’è un aspetto particolare, decisamente inquietante, che l’impressionante peso di un sistema di recupero di materiale esplosivo attuato alcuni decenni fa portava in evidenza perché legato a finalità eversive. Secondo le risultanze delle inchieste della Magistratura, condotte negli anni ’90, parte del materiale utilizzato per gli attentati della “strategia della tensione” proveniva da residuati bellici della Seconda Guerra Mondiale. Nelle inchieste sulla strage di piazza Fontana (12 dicembre 1969) il lago di Garda emerge ripetutamente come snodo logistico centrale per il recupero e l’approvvigionamento. Da una dimensione locale si passa ad uno scenario che richiama momenti di inquietante e dolorosa grande storia, le acque del Garda, nelle quali figurano relitti di ogni tempo, che sono e continueranno ad essere un universo in gran parte misterioso e sconosciuto.
Vittorio Colombo










