Pulizia dell’invaso di Ponte Pià: “Il fiume va protetto, non trasformato in area turistica”

Redazione28/02/20266min
diga ponte pià 3


 

Dopo decenni di attese, sollecitazioni e timori mai sopiti, qualcosa si muove sul fronte dell’invaso di Ponte Pià. Secondo quanto emerso nelle ultime settimane, Hydro Dolomiti Energia avrebbe presentato un progetto di massima per la rimozione parziale dei detriti accumulatisi nel bacino nel corso degli anni, trasportati dal fiume Sarca e dai suoi affluenti. Una notizia che l’Associazione Amici della Sarca accoglie con un’esclamazione che suona insieme come sollievo e rivendicazione: “Finalmente!”.
La questione non è nuova.
Già dalla fine degli anni ’90, ricordano dall’associazione, veniva richiesta con insistenza la pulizia del bacino, considerata un’operazione necessaria non solo sotto il profilo idraulico, ma soprattutto ambientale. Il timore principale riguarda infatti le possibili aperture delle paratie, che potrebbero riversare nell’alveo ingenti quantità di materiale fine. Uno scenario che, secondo gli Amici della Sarca, rischierebbe di compromettere gravemente l’ecosistema fluviale, evocando un precedente ancora vivido nella memoria locale: la moria di flora e fauna registrata nel 1989.

 

 

I numeri dell’intervento
Il progetto ipotizzato prevede l’asportazione di circa 350.000 metri cubi di materiale depositato sul fondo del lago. Una parte significativa dei detriti – circa due terzi – verrebbe riposizionata nella porzione nord del bacino, in sponda destra del fiume. Una scelta che, sotto il profilo ambientale, viene giudicata positivamente dall’associazione, poiché limiterebbe il trasporto e lo smaltimento altrove di grandi volumi di materiale.
Non mancano però le incognite tecniche. La realizzazione di un terrapieno comporterebbe inevitabili criticità legate alla posa e al consolidamento, soprattutto considerando che la scarpata sarebbe soggetta alle continue variazioni di livello del lago, con potenziali fenomeni di erosione. Aspetti che – sottolineano gli Amici della Sarca – dovranno essere attentamente valutati nelle successive fasi progettuali.

Il nodo della “valorizzazione”
Se l’intervento di rimozione dei detriti trova un’apertura di credito, ben diversa è la reazione rispetto a un’altra componente dell’ipotesi progettuale: la creazione di un’area attrezzata proprio sul materiale riposizionato. Qui il tono della lettera ai giornali si fa critico, se non apertamente polemico.
L’associazione contesta la logica di una “valorizzazione” che, a loro avviso, non migliorerebbe la qualità ambientale del fiume, ma ne incentiverebbe un ulteriore utilizzo antropico. La domanda posta è diretta: serve davvero una nuova zona di fruizione turistica nel greto del fiume?
Il riferimento è al contesto più ampio dell’intero bacino della Sarca. Da Riva del Garda fino alle Giudicarie e verso Madonna di Campiglio, osservano gli ambientalisti, si estende uno dei comprensori turistici più intensamente frequentati della provincia, dove i segnali di pressione eccessiva sul territorio – il cosiddetto over tourism – sarebbero sempre più evidenti. In questo quadro, l’idea di nuove strutture e di una grande area parcheggio viene vista come un ulteriore fattore di carico su un ambiente già fragile.

Tra parco fluviale e nuove infrastrutture
Nel mirino finisce anche il Parco Fluviale della Sarca, citato come esempio di tutela percepita però come debole o poco visibile. L’associazione denuncia una presunta incoerenza tra gli obiettivi di conservazione e alcune ipotesi di sviluppo turistico che interessano tratti di elevato pregio naturalistico.
Tra i casi richiamati figura la forra del Limarò, uno dei segmenti più selvaggi e scenografici del fiume, dove sarebbe prevista la realizzazione di passerelle e strutture sospese. Interventi definiti “impattanti”, che secondo i firmatari rischierebbero di trasformare uno dei pochi tratti rimasti in condizioni semi-naturali.
Il quadro delineato è quello di un corso d’acqua già sottoposto, nel tempo, a un intenso sfruttamento idroelettrico e a opere di regimentazione che ne avrebbero alterato profondamente la dinamica. A ciò si aggiungono episodi recenti di inquinamento, come quello segnalato a Madonna di Campiglio, che rafforzano – nella visione dell’associazione – la necessità di politiche più orientate alla protezione che all’utilizzo.

La proposta: un’oasi naturalistica
La richiesta finale è chiara: ripensare il progetto di riqualificazione dell’area in sponda destra a Ponte Pià affinché evolva verso una destinazione naturalistica, con l’obiettivo prioritario di tutelare la biodiversità. Non una nuova infrastruttura per la sosta o l’intrattenimento, ma uno spazio dedicato alla conservazione e alla qualità ecologica del sistema fluviale.
Un appello che riporta al centro una questione più ampia, destinata a rimanere aperta: quale equilibrio tra produzione energetica, turismo e tutela ambientale lungo l’asta della Sarca? Il progetto sull’invaso di Ponte Pià diventa così non solo un intervento tecnico, ma un banco di prova per le scelte future sul principale fiume del Garda trentino. (n.f.)