La Provincia verso la Comunità del Garda: “Perché Riva ne resta fuori?”

Mentre la Provincia autonoma di Trento si prepara a rafforzare il proprio ruolo all’interno della Comunità del Garda, a Riva torna ad accendersi il dibattito sulla scelta dell’amministrazione Zanoni di uscire dalla stessa. L’approvazione, da parte del Consiglio provinciale, dell’ordine del giorno presentato dal capogruppo della Lega Mirko Bisesti, insieme ai consiglieri Stefania Segnana e Roberto Paccher, che impegna la Giunta provinciale a valutare l’adesione all’ente come socio effettivo, diventa infatti l’occasione per un nuovo affondo dell’opposizione rivana.
A intervenire è l’ex sindaca e consigliera comunale della Lega Cristina Santi, che legge nel voto dell’aula provinciale un segnale politico diametralmente opposto rispetto alla decisione assunta dal Comune di Riva del Garda.
Secondo Santi, mentre la Provincia sceglie di aumentare il proprio peso in un organismo che riunisce 55 Comuni, la Provincia di Mantova e numerosi enti pubblici e privati dell’intero bacino gardesano, Riva resta l’unico Comune rivierasco ad aver abbandonato la Comunità del Garda dal 1° gennaio scorso. Una scelta che, ricorda, non è stata condivisa né da Arco né da Nago-Torbole, entrambi ancora presenti nell’organismo.
La consigliera della Lega torna poi sulle motivazioni che avevano accompagnato l’uscita del Comune, contestando le osservazioni espresse in Consiglio provinciale dalla consigliera del Partito Democratico Michela Calzà, che aveva richiamato presunte criticità legate alla trasparenza dei bilanci della Comunità del Garda. Per Santi si tratta di rilievi privi di fondamento, sostenendo che i bilanci dell’ente siano regolarmente approvati dagli organi competenti e sottoposti al controllo del revisore dei conti. A suo giudizio, la scelta di Riva sarebbe quindi esclusivamente politica e non tecnica.
L’ex prima cittadina mette inoltre in discussione le motivazioni economiche che avevano accompagnato la decisione dell’amministrazione comunale, giudicando poco convincente il riferimento al costo della quota associativa, pari a circa 30 mila euro annui, soprattutto se confrontato con altre operazioni finanziarie sostenute dal Comune negli ultimi mesi.
Nel suo intervento Santi evidenzia anche quella che considera una contraddizione politica: da una parte, sostiene, l’amministrazione rivana e il Partito Democratico hanno difeso l’uscita dalla Comunità del Garda; dall’altra hanno sostenuto con convinzione la candidatura del Lago di Garda a Capitale italiana della Cultura. Due scelte che, secondo la consigliera, rischiano di trasmettere un messaggio incoerente sul ruolo che Riva intende ricoprire all’interno del sistema gardesano.
Alla richiesta di ripensare la decisione si uniscono anche i rappresentanti locali di Forza Italia, Luigi Masato e Piergiorgio Zambotti, che richiamano il ruolo svolto dalla Comunità del Garda nella tutela delle acque del lago. Per gli esponenti azzurri, proprio una città che fa dell’attenzione all’ambiente uno dei propri punti qualificanti dovrebbe tornare a sedersi al tavolo comune insieme ad Arco e Nago-Torbole, contribuendo alle scelte strategiche per il futuro dell’intero bacino gardesano.
Il voto del Consiglio provinciale, dunque, riporta al centro una questione destinata a far discutere ancora. Se la Provincia dovesse effettivamente aderire alla Comunità del Garda, il dibattito sulla posizione di Riva del Garda rischierebbe infatti di riaprirsi con ancora maggiore intensità, intrecciando temi di rappresentanza istituzionale, tutela ambientale e visione condivisa del futuro del lago.










