Il filo rosso del Futurismo: Balla unisce il Mart e la Galleria Segantini

C’è un filo invisibile che in queste settimane collega Rovereto ad Arco, il Mart alla Galleria Civica Giovanni Segantini, la moda all’aviazione, l’arte al sogno del volo. Un filo che porta il nome di Giacomo Balla, uno dei grandi protagonisti del Futurismo italiano e figura centrale di due importanti mostre che stanno richiamando l’attenzione di appassionati e studiosi.
Da una parte il Mart di Rovereto ospita fino al 18 ottobre la mostra “Giacomo Balla. Lo stile dell’avanguardia. Opere dalle Collezioni Biagiotti Cigna“, un’esposizione che racconta il percorso creativo di uno degli artisti più innovativi del Novecento attraverso opere provenienti dalla celebre raccolta costruita dalla stilista Laura Biagiotti e dal marito Gianni Cigna.
Dall’altra, ad Arco, la Galleria Civica Giovanni Segantini propone “Aerovita. L’Aeropittura futurista e Gianni Caproni: macchina, estetica e mito“, un viaggio nel rapporto tra arte e aviazione che trova proprio in Balla uno dei suoi punti di riferimento più significativi.
Due mostre diverse, ma profondamente legate tra loro.
Se il Mart racconta il genio creativo di Balla e la sua rivoluzione artistica, la mostra arcense ne mette in luce una delle evoluzioni più affascinanti: il contributo alla nascita dell’Aeropittura, il movimento che trasformò il volo in una nuova forma di espressione artistica.
Fu proprio Balla, infatti, tra i firmatari del Manifesto dell’Aeropittura del 1929, insieme ai protagonisti del Futurismo che vedevano nell’aeroplano il simbolo assoluto della modernità. Per la prima volta nella storia l’uomo osservava il mondo dall’alto, scoprendo prospettive inedite e nuovi modi di rappresentare la realtà.
Ed è qui che la storia di Balla si intreccia con quella di Gianni Caproni, il visionario imprenditore nato ad Arco che contribuì a scrivere alcune delle pagine più importanti dell’aviazione mondiale.
Se Caproni costruiva gli aeroplani che conquistavano il cielo, Balla insegnava agli artisti a rappresentare quel nuovo modo di guardare il mondo. Due percorsi diversi, ma animati dalla stessa fiducia nel progresso, nella tecnologia e nella capacità dell’uomo di superare i propri limiti.
La mostra del Mart offre inoltre l’occasione per conoscere un capitolo meno noto della storia di Balla: quello legato alla passione della stilista Laura Biagiotti, che definì il proprio incontro con le opere dell’artista una vera e propria “folgorazione futurista“. Da quell’intuizione nacque una delle più importanti collezioni private dedicate al maestro torinese, oggi protagonista dell’esposizione roveretana.
Tra Rovereto e Arco prende così forma un originale itinerario culturale che attraversa il Futurismo, l’arte, il design, il volo e la modernità. Un percorso che permette di riscoprire Giacomo Balla non soltanto come uno dei padri dell’avanguardia italiana, ma come l’artista che ha saputo trasformare la velocità, la luce e il movimento in un linguaggio capace ancora oggi di parlare al presente.
E forse non è un caso che questo dialogo tra arte e innovazione trovi casa proprio in Trentino, terra che conserva la memoria di Gianni Caproni e che oggi, tra Rovereto e Arco, rende omaggio a uno degli artisti che più di ogni altro seppe immaginare il futuro.
Nicola Filippi










