Gelo intenso: a San Giovanni al Monte di Arco –20,7 gradi

Redazione08/01/20265min
prai da gom arco san giovanni w

 

Un’ondata di gelo intensa, persistente, che da giorni stringe nella morsa del freddo gran parte dell’Europa e della penisola italiana. Temperature notturne da pieno inverno continentale, valori che riportano alla memoria stagioni ormai rare, soprattutto nei fondovalle. E mentre i dati più estremi arrivano da altopiani e vette alpine, anche sopra l’abitato di Arco il freddo ha fatto segnare numeri da primato.
Nella mattina di oggi, 8 gennaio, alle 7.40, la stazione meteo installata nella dolina di Prai da Gom, in località San Giovanni, sopra Arco, ha registrato una temperatura di –20,7 gradi centigradi. Un valore impressionante se rapportato alla quota – poco sopra i mille metri – e alla vicinanza con il clima mite dell’Alto Garda.

 

 

L’Italia sottozero
Il contesto è quello di una fase fredda di ampia scala. In Veneto, la notte tra il 7 e l’8 gennaio ha fatto segnare –23,6 gradi a Piana Marcesina, sull’Altopiano dei Sette Comuni, e –22,6 a Punta Rocca, sulla Marmolada. Gelide anche le città: Belluno è scesa a –11,2, Asiago a –15,3. In Alto Adige, come riportato dall’analista meteo Florian Schmalzl, fondovalle come Naturno e Gargazzone hanno toccato i –12 gradi, Bolzano –9, Merano –8: valori che non si vedevano dal gennaio 2021.
In Trentino, Trento ha registrato –8,1 gradi, Cavalese –12,6, Cima Presena –20,4. Ma è guardando alle doline del gelo che il freddo mostra il suo volto più estremo. E tra queste, i Prai da Gom si confermano uno dei luoghi più “produttivi” dell’intera provincia.

 

 

Perché proprio lì?
A spiegarlo è Alessandro Galas, che insieme a Matteo Calzà cura il monitoraggio meteo della zona, raccontando il fenomeno alla redazione de La Busa online.
«L’aria fredda pesa più di quella calda – spiega Galas – Questa conca dei Prai da Gom è perfettamente chiusa da una collinetta: l’aria ristagna, non viene spazzata dal vento e si raffredda molto più velocemente». È un meccanismo naturale, noto agli studiosi come cold air pooling, che trasforma alcune conche in vere e proprie trappole per il gelo.
Ma non basta la forma del terreno. «Il fenomeno si registra quando il cielo è completamente sereno, il vento è assente e quando sul terreno c’è neve – prosegue Galas – Per l’effetto albedo, la neve riflette la radiazione solare e isola il suolo, che rilascia meno calore. L’aria, così, si raffredda ancora più rapidamente».

Una dolina “da record”
La conca dei Prai da Gom è una valletta lunga circa un chilometro e larga circa 300 metri, con il fondo che scende fino a quota 1047–1048 metri. In passato ospitava un lago, poi prosciugatosi, lasciando torbiere e acquitrini: un dettaglio che contribuisce ulteriormente al ristagno dell’aria fredda. Non è un caso che venga considerata una delle doline del gelo più interessanti di tutto il Trentino.
Tra il 2008 e il 2011, con strumentazioni più rudimentali, qui fu registrata una minima di –29 gradi. E, come ricordano gli esperti, negli inverni storici del Novecento – dal 1929 al 1985 – non è affatto azzardato ipotizzare valori estremi compresi tra –38 e –40 gradi.

Confronti che fanno impressione
«Il 7 gennaio – conclude Alessandro Galas – ci sono stati altri punti molto freddi: in una dolina sull’Altopiano di Asiago si sono toccati i –37 gradi. In passato, nelle Pale di San Martino, a quote più elevate, intorno ai 2600 metri, in alcune conche si è arrivati anche a –50 gradi». Ma ciò che rende straordinari i Prai da Gom è proprio l’altitudine relativamente contenuta: poco più di mille metri, a due passi dall’Alto Garda.

Il gelo sopra Arco
Mentre sul lago le temperature restano più miti, grazie all’effetto mitigatore dell’acqua, sopra Arco il paesaggio notturno si trasforma in un laboratorio naturale del freddo. Un luogo silenzioso, apparentemente immobile, che racconta quanto il microclima possa essere estremo anche a poche decine di minuti d’auto dal clima quasi mediterraneo del Garda.
Un contrasto affascinante, che in queste notti di gennaio restituisce al Trentino una dimensione climatica antica, severa e spettacolare. E che ricorda come, dietro ai numeri, ci sia sempre una geografia fatta di conche, boschi, neve e aria che scivola lentamente verso il fondo, fermandosi lì. A gelare tutto.

(n.f.)