Ex Quisisana, Arco prova a costruire una visione

A vederlo da fuori, l’ex Quisisana sembra sempre lo stesso: fermo, silenzioso, sospeso nel tempo. Uno di quei luoghi che ad Arco tutti conoscono, ma che da anni restano in attesa di una destinazione definitiva. Eppure, dietro quella facciata immobile, qualcosa si sta muovendo.
Non è ancora il tempo dei cantieri, né quello delle certezze. Ma è, forse, il momento più delicato: quello in cui si costruisce una visione.
A raccontarlo è l’assessore alle opere pubbliche e alla cultura Massimiliano Floriani, che con la redazione de La Busa Online ha condiviso gli ultimi sviluppi attorno a uno degli edifici più discussi della città.
Guardare altrove per capire cosa fare ad Arco
Negli ultimi mesi, l’amministrazione ha scelto di partire da un presupposto semplice: prima di decidere cosa fare, bisogna capire cosa funziona oggi.
“Per questo, insieme alla sindaca Arianna Fiorio, al dirigente dell’area tecnica Carmelo Capizzi e al direttore della biblioteca civica ‘Bruno Emmert’ Alessandro Demartin, abbiamo visitato le biblioteche di Pergine Valsugana, Predazzo e Baselga di Piné (in foto), le più recenti e innovative a livello provinciale, non solo per la scelta architettonica, ma anche per i contenuti e la disposizione di spazi e funzioni”, spiega Floriani.
Un confronto tecnico, ma anche culturale.
Perché il punto di partenza è proprio questo: la biblioteca, oggi, non è più quella di una volta.
Dal silenzio allo spazio condiviso
Se negli anni Ottanta e Novanta la biblioteca era soprattutto un luogo di studio, oggi è qualcosa di molto diverso.
Spazi per bambini e ragazzi, aree per studenti, sale accessibili anche fuori orario grazie a sistemi di ingresso controllato. Ambienti flessibili, vissuti, attraversati da pubblici diversi.
In una parola: un vero e proprio “polo sociale”.
È questa l’idea che sta prendendo forma anche per l’ex Quisisana. Non semplicemente una nuova sede per la biblioteca, ma un luogo capace di tenere insieme funzioni diverse e diventare un punto di riferimento per la città.
Una visione che ridisegna il centro storico
Ma il progetto va oltre il singolo edificio e guarda all’intero assetto urbano di Arco.
“Questo intervento ha un valore strategico, perché può contribuire ad ampliare il centro storico di Arco, estendendolo verso l’area ottocentesca del Kurort che si affaccia su via Capitelli. In questo modo, il Casinò e viale delle Palme verrebbero a trovarsi al centro del centro storico, tra il nucleo medievale e il polo culturale formato da teatro, biblioteca e archivio storico del Quisisana. È una visione di riassetto e ripristino urbanistico che mette in relazione e in dialogo l’Arco medievale, quella rinascimentale e quella asburgica”, sottolinea Floriani.
Una prospettiva che rafforza il senso dell’intervento: non solo recupero edilizio, ma occasione per ricucire parti diverse della città e restituire continuità alla sua evoluzione storica.
Dalle idee alla progettazione
Il passaggio dalle intenzioni alla realtà richiederà tempo e strumenti adeguati.
Il prossimo step sarà il coinvolgimento di professionisti e architetti, chiamati a interpretare l’edificio e a tradurre questa visione in un progetto concreto.
Determinante sarà il Documento di fattibilità, già inserito nel bilancio 2026: è lì che verranno definiti contenuti, costi, tempi e possibili fonti di finanziamento. Un passaggio tecnico fondamentale anche per il confronto già avviato con la Provincia.
Un edificio che sembra fermo (ma non lo è)
Nel frattempo, qualcosa si muove anche sul piano pratico.
Interventi di messa in sicurezza e piccoli lavori di manutenzione – come il consolidamento di un muro e la rimozione di piante pericolanti – testimoniano un’attenzione costante verso un edificio che, pur inutilizzato, resta centrale per la città.
Segnali non eclatanti, ma significativi: il tempo, almeno questa volta, non sembra più essere lasciato scorrere senza controllo.
Una partita più ampia
Il futuro del Quisisana non riguarda solo un immobile, ma si inserisce in una riflessione più ampia sugli spazi urbani strategici di Arco.
Un ragionamento che coinvolge anche il Casinò municipale, anch’esso al centro di prossimi interventi di ristrutturazione e riqualificazione energetica.
Segno che qualcosa sta cambiando nel modo di affrontare questi nodi storici.
Una direzione (finalmente)
Dopo anni di ipotesi e attese, il dato più significativo è forse proprio questo: una direzione sembra esserci. Non ancora un progetto definitivo, ma una visione chiara di cosa il Quisisana potrebbe diventare. E, soprattutto, la consapevolezza che il tempo delle decisioni non può più essere rimandato.
Perché Arco, nella sua storia, ha sempre saputo trasformare i propri spazi. Ora la sfida è farlo di nuovo.
Nicola Filippi










