Educativa di strada, Casa Mia cerca nuove figure per lavorare con adolescenti e giovani

Redazione30/09/20264min
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Non aspettare che siano i ragazzi a bussare alla porta dei servizi, ma andare nei luoghi dove vivono davvero il loro tempo: piazze, parchi, strade, spazi informali e punti di ritrovo. È questa la logica dell’Educativa di strada, e ora l’APSP Casa Mia lancia un nuovo appello per costruire il team che seguirà i progetti in partenza sul territorio dell’Alto Garda e Ledro e della Valle dei Laghi.
Il messaggio diffuso è diretto e volutamente informale: «Vuoi fare parte del nostro team?». Casa Mia cerca persone disponibili a mettersi in gioco con adolescenti e giovani, entrando in relazione con loro fuori dai contesti più tradizionali e costruendo percorsi educativi a partire dai luoghi e dai bisogni reali delle nuove generazioni.
L’idea dell’educativa di strada è proprio questa: presidiare il territorio non in senso di controllo, ma di presenza. Essere riconoscibili, accessibili, capaci di ascoltare e creare fiducia, intercettando anche quei ragazzi che più difficilmente entrano spontaneamente nei servizi strutturati.
Per questo il progetto richiede figure con una preparazione specifica, ma anche con una forte capacità relazionale. L’avviso è rivolto a chi possiede una laurea in ambito psico-socio-pedagogico oppure ha già maturato esperienza nell’educativa di strada o in interventi socio-educativi rivolti ai giovani.
Candidature entro l’8 ottobre
Chi vuole proporsi dovrà inviare il proprio curriculum entro giovedì 8 ottobre all’indirizzo [email protected], accompagnandolo con una breve presentazione nella quale spiegare motivazioni e interesse per il progetto.
I colloqui sono fissati per il 13 ottobre.
L’immagine scelta per la campagna richiama volutamente il linguaggio diretto e colorato dei ragazzi: frecce, scritte grandi, segni grafici e una domanda semplice, quasi da passaparola: «Vuoi fare parte del nostro team?». Un modo per raccontare anche visivamente il carattere del progetto, che punta su prossimità, informalità e capacità di entrare nei contesti quotidiani delle nuove generazioni.
Un lavoro che parte dalla relazione
L’educativa di strada si muove infatti su un terreno molto particolare. Non è attività d’aula, non è animazione tradizionale e non è neppure semplice presenza sul territorio. È un lavoro che richiede tempo, continuità e credibilità.
L’educatore deve saper stare accanto ai giovani senza invadere, osservare senza giudicare, creare occasioni di confronto e, quando serve, accompagnare verso altri servizi o opportunità.
Per territori come Alto Garda e Ledro e Valle dei Laghi, dove le realtà giovanili sono molto diverse tra centro, periferie e piccoli paesi, un progetto di questo tipo può diventare anche uno strumento prezioso per capire meglio dove e come stanno cambiando i bisogni dei ragazzi.
E forse il senso dell’appello di Casa Mia sta proprio qui: cercare professionisti capaci non soltanto di lavorare “per” i giovani, ma soprattutto di stare “con” loro, entrando nei loro spazi, ascoltandone linguaggi, fragilità e idee. Perché, prima di qualsiasi progetto educativo, viene sempre una cosa: la relazione.
(n.f.)