Docenti, UGL Trentino: «Non basta aumentare gli stipendi, serve restituire valore alla professione»

Non è soltanto una questione di stipendio. Dietro il disagio crescente degli insegnanti ci sono precarietà, burocrazia, responsabilità sempre maggiori, difficoltà nel reperire personale e una sensazione diffusa di perdita di autorevolezza. È da qui che parte l’intervento di UGL Trentino, firmato anche da Alessandra Pompili, docente di Arco e oggi voce sindacale della categoria, che chiede di aprire una discussione più ampia sul futuro della professione docente in Trentino.
Il documento nasce dopo la partecipazione di circa 1.500 insegnanti a una recente assemblea promossa dalla FLC CGIL: per UGL è il segnale di un disagio che non può essere liquidato come semplice rivendicazione economica. La stessa organizzazione sindacale ha pubblicato il documento il 1° ottobre, sottolineando che salario, stabilità, tutela professionale e continuità didattica devono essere affrontati insieme.
A firmare l’intervento sono Leonardo Iania, segretario UGL di Trento, e Alessandra Pompil, arcense Doc e docente del Centro di formazione professionale ENAIP di Arco.
«Responsabilità e tutela devono procedere insieme»
Uno dei temi centrali riguarda il rapporto fra responsabilità educativa e protezione del docente.
Secondo UGL, negli anni agli insegnanti sono stati affidati sempre più compiti amministrativi, burocratici e relazionali, mentre la loro autorevolezza sarebbe diventata più fragile. Da qui la proposta di inserire nella contrattazione provinciale una tutela più strutturata, con coperture assicurative, assistenza legale e peritale e strumenti specifici per i casi di minacce, aggressioni o violenze subite sul lavoro. Nei casi più seri, il sindacato propone anche forme di assistenza psicologica. Il punto, spiegano Iania e Pompili, non è sottrarre i docenti alle proprie responsabilità, ma evitare che chi prende una decisione educativa o disciplinare si senta lasciato solo davanti a contestazioni e contenziosi.
Il problema di chi insegnerà domani
C’è poi una questione che guarda direttamente al futuro. UGL richiama le difficoltà incontrate anche all’avvio dell’anno scolastico 2026-2027 nel reperire personale, soprattutto nella primaria e nel sostegno. Il sindacato parla di circa 300 posti inizialmente scoperti, poi in larga parte coperti attraverso le successive assegnazioni.
Il problema, secondo Pompili e Iania, è soprattutto l’attrattività della professione: un giovane che vede davanti a sé precarietà, trasferimenti, più sedi di lavoro, costo elevato della casa e responsabilità crescenti potrebbe essere sempre meno incentivato a scegliere l’insegnamento.
Una difficoltà che rischia di pesare ancora di più nelle valli e nelle scuole periferiche, dove garantire continuità didattica e stabilità del personale può diventare particolarmente complesso.
Non solo busta paga
La posizione di UGL non mette in secondo piano il salario, ma prova ad allargare la prospettiva.
Nel documento vengono indicati insieme retribuzione, stabilità, autorevolezza, sicurezza professionale, riduzione della burocrazia, diritto alla disconnessione e continuità didattica.
La parola scelta per riassumere tutto è però un’altra: rispetto.
Perché, sostiene il sindacato, aumentare gli stipendi senza migliorare le condizioni nelle quali un insegnante lavora risolverebbe soltanto una parte del problema.
E il nodo finale è forse quello più concreto: se la professione dovesse perdere ulteriormente attrattività, il problema della scuola trentina non sarebbe più soltanto quanto guadagna un docente, ma riuscire a trovarlo e convincerlo a restare. (n.f.)










