Dal Donbass al Trentino, dai giovani un messaggio di pace

Un gruppo di ragazze e ragazzi di età compresa tra i 15 e i 22 anni provenienti dal Donbass è stato accolto nella sede del Consiglio provinciale di Trento. I giovani, definiti “messaggeri di pace”, trascorreranno quindici giorni in Italia, una settimana dei quali in Trentino, ospiti dell’associazione Orizzontegiovani.
Ad accompagnarli è stato il presidente dell’associazione Tiziano Salvaterra. La delegazione è stata ricevuta dal presidente del Consiglio provinciale Claudio Soini e dal consigliere Michele Malfer. Hanno voluto portare un breve saluto anche i consiglieri Claudio Cia e Michela Calzà.
Salvaterra ha spiegato che in Italia una rete di parrocchie è impegnata nell’accoglienza delle persone ucraine costrette a lasciare il proprio Paese a causa della guerra. Grazie all’iniziativa di una parrocchia del Milanese è stato possibile organizzare il soggiorno dei giovani del Donbass che saranno accompagnati in un percorso di incontro, conoscenza e serenità lontano, almeno per qualche giorno, dalla quotidianità del conflitto.
Il presidente di Orizzontegiovani ha ricordato una delle frasi pronunciate dai ragazzi nel corso della mattinata e che più lo ha colpito: «Una notte senza sirene». Poche parole capaci di restituire il significato profondo di questa esperienza e il desiderio di vivere, almeno temporaneamente, giornate normali e tranquille.
Il presidente Claudio Soini ha illustrato ai giovani le caratteristiche dell’Autonomia trentina e ha portato loro il saluto dell’intera assemblea legislativa. «Vivrete dei giorni sereni in Trentino e sappiamo che da voi non è così. Per questo vi siamo vicini con il cuore», ha affermato. Soini ha quindi ricordato come il Trentino-Alto Adige/Südtirol sia una terra nella quale comunità, lingue e identità differenti hanno saputo costruire un modello di convivenza pacifica, fondato sul dialogo, sul rispetto reciproco e sulla tutela delle diversità.
L’incontro si è concluso con l’augurio che la settimana trascorsa in Trentino possa rappresentare per le ragazze e i ragazzi non soltanto un momento di riposo e serenità, ma anche un’esperienza di amicizia e di dialogo da portare con sé al ritorno.









